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Pellegatti racconta il 19° scudetto del Milan: il ritorno di Ibra e Pioli

Molti gli aneddoti sui momenti salienti della stagione, come in occasione del derby di ritorno con l’Inter, in cui i rossoneri erano in svantaggio alla fine del primo tempo e i nerazzurri in pieno dominio della partita. Pellegatti racconta: “Due giorni prima della partita stavo giocando a tennis: sono sotto nel tie break decisivo 4 a 6. Molto difficile vincere il match. Ma penso tra me e me “se vinco questa partita, vinciamo anche il derby”. Sapete com’è finita? 8-6 per me. Aumentano dunque le mie speranze nell’impresa.

Lo dico a Pioli in conferenza stampa, sorride e mi risponde “Beh, allora smetto di preparare la partita”. Nel secondo tempo il Milan migliora la prestazione, ma i rivali sono in buon controllo del match. Firmerei il pareggio dico al mio vicino, ma lassù chi sta planando su San Siro? Ma certo, è lui: Oliviero lo Sparviero. In 3 minuti Giroud realizza la rete del pareggio e il gol della vittoria. Il Milan poteva essere a meno 10, invece resta a meno 4”.

Un’altra partita decisiva per le sorti del campionato è stata quella dell’Olimpico contro la Lazio. Anche in questo caso il Milan era sotto nel punteggio, ma ad inizio ripresa è riuscito a pareggiare grazie al solito Olivier Giroud. Gli ultimi minuti di gara sono elettrizzanti e Pellegatti li ha raccontati così: “Minuto 92 di Lazio-Milan. Rebic, sacro fuoco Rebic, recupera un pallone, lo mette in mezzo, respinge Acerbi, tocca di testa Ibra, arriva bagliore di fiamma Tonali, Tonali uno di noi, tocca in spaccata come Roberto Bolle quando balla con Svetlana Zacharova. Il Milan segna al minuto 92 quindi, il Milan vince a Roma contro la Lazio. Impazzisco in tribuna stampa”.

Un tocco da fuoriclasse è la narrazione di un altro momento cruciale della stagione, il turno di recupero dell’Inter a Bologna. Partita non vista dal giornalista, ma descritta così: “Non ho assolutamente intenzione di guardare la partita. Questo testa a testa ha consumato me e tanti tifosi rossoneri. Mi siedo dunque a vedere sulla panchina del Bresso, prima categoria, l’allenamento di mio figlio. Mi chiama un collega: Ha segnato l’Inter. Ma come? Sono passati appena 3 minuti! Guarda, fai una cosa. Se pareggia il Bologna chiamami, altrimenti lascia perdere. Suona ancora il telefono che allunga la speranza, allunga l’illusione. Ha pareggiato Arnautovic mi dice Simone. Si, ma non mi illudo più di tanto. Mi siedo dunque a tavola con mio figlio, trattoria Tre gradini, ordino i soliti spaghettoni alle vongole. Mio figlio a un certo punto mi guarda ed esclama: ha segnato il Bologna. Manca poco alla fine, non ci voglio credere, non ci voglio credere”.

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