Atalanta, Sartori: “Il mercato sarà povero, trattiamo Pasalic. Cessioni? Non svendiamo nessuno”

Il direttore dell’area tecnica dell’Atalanta, Giovanni Sartori, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Sky Sport. Queste alcune delle sue dichiarazioni più importanti.

Atalanta, le parole di Sartori

“Da ds a direttore dell’area tecnica? Sto impazzendo, tra virgolette. Non oso pensare di non andare in giro, di non muovermi. Mi sono abituato in questo periodo, lungo, di lockdown, di guardare i video. Ma ho cultura dal vivo, live, spero riaprano presto, perché il calcio senza tifosi… Invidio i miei colleghi che lavorano dal video”.

Sul futuro del mercato

“Sarà un mercato povero. Ci saranno un paio di anni di contrazione del mercato, prevedo questo. Poi non sono un veggente, ma come qualche anno fa c’è stato un fermo del mercato, dopo è ripreso, quattro stagioni fa. Siamo stati noi a muovere questo mercato, con le prime cessioni di Caldara e Gagliardini. Poi, a seguire, sono arrivate tante cessioni, non solo nostre, ma anche di molte squadre italiane. Il mercato riprenderà come è sempre ripreso”.

Sul livello dell’Atalanta

 “Noi speriamo possa aumentare ancora, perché questa sarebbe una cosa molto importante, per la società stessa, per la città, per la provincia. L’Atalanta in questi ultimi quattro anni ha alzato l’asticella, possiamo vedere quanto si è alzata dagli acquisti. Lo stesso De Roon lo abbiamo ripreso ed è stato un investimento oneroso. Per stare a livello importante è normale farli, tutti sono stati a guardare i conti nelle nostre cessioni, vendite, ma pochi guardano quanto abbiamo investito in termini di milioni nei giocatori. Abbiamo incassato molto e speso molto”.

Sullo stadio e il centro sportivo

 “Oltre ai calciatori sono stati fatti investimenti importantissimi anche a questo livello. Siamo una delle pochissime società ad avere investito nello stadio, poi a Zingonia con l’ampliamento dei campi, poi con l’Academy Favini che ci ha permesso di portare tutti gli uffici del settore giovanile. Viviamo Zingonia 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno. Tutta l’Atalanta”.

Sulla Champions

“Vincerla? Non lo so, perché noi dobbiamo ripartire. Se non avessimo avuto questa interruzione saremmo arrivati in una condizione psico-fisica ottimale, lo dimostrano le annate di Gasperini, facciamo finali travolgenti. Avremmo detto la nostra, lo spero anche in questo momento. Cercheremo di passare il turno, l’obiettivo del mister è di guardare avanti. La mentalità dell’allenatore è stata fondamentale – oltre alla proprietà – per raggiungee questi obiettivi, il voler sempre vincere…”.

Sulle cessioni

“È vero che noi abbiamo venduto tanto, però non vorrei che passasse inosservato che abbiamo investito tanto. Zapata è costato 24 milioni, vuol dire tanto. Però non è vero che se arriva l’offerta giusta, vendiamo. Il principio è cedere un pezzo o due della squadra, ma vendere per diventare più forti. I tre tenori credo che staranno a Bergamo per un po’ di tempo, è una convinzione ma anche una speranza. Credo che sia anche quella della proprietà”.

Su Pasalic e Tameze

“La lungimiranza è non avere nessuno in scadenza, anzi contratti molto lunghi. Noi vorremmo continuare con questi giocatori, ma anche l’allenatore lo ha molto lungo. Per quanto riguarda gli unici due prestiti, Tameze e Pasalic, abbiamo già l’accordo con loro. Con il Chelsea stiamo cercando di riscattare Pasalic, per Tameze stiamo parlando con il Nizza per arrivare fino ad agosto allungando il prestito, poi vedremo il da farsi. Abbiamo diritto di riscatto che a determinate condizioni potrebbe diventare obbligo”.

Sui guadagni arrivati da seconde linee

“Al di là dei numeri, importanti, questo sta a significare che il livello dell’Atalanta si è alzato. Barrow è tra i migliori giocatori offensivi del Bologna – e poteva stare in ogni altra squadra – da noi aveva giocato pochissimo… Vuol dire che abbiamo raggiunto un livello importante, giusto fare un sacrificio. Con i soldi incassato abbiamo investito su due giovani come Czyborra e Sutalo”.

Sul dramma Coronavirus

Noi abbiamo vissuto una situazione drammatica, inizialmente ci abbiamo fatto un po’ meno caso. Io l’avevo sottovalutata. Poi quando è iniziato il lockdown hai capito la drammaticità della situazione. Quando seguivi il bollettino della protezione civile, vedevi i camion fuori da Bergamo, i bollettini di guerra… Hai capito l’entità della pandemia e la disgrazia che si stava vivendo. Il calcio è passato in secondo piano, abbiamo cercato tutti di difendere la propria salute. Oggi che tutto è passato vorremmo ripartire per dare una normalità alla città, alla provincia, alla tifoseria. A tutti quelli che sono tornati nelle aziende, industrie, negozi, posto di lavoro. Proviamo a rientrare nella normalità, questo è lo spirito che ci fa andare avanti adesso”.

Sul settore giovanile

“Nella storia, quando uno parlava di Atalanta, pensava a tutti i giocatori che arrivavano in prima squadra. L’ho vissuto da esterno, ora lo sento quando vado in giro. Tutti i presidenti hanno dato continuità a questa cultura. Noi abbiamo sfruttato il grandissimo lavoro di Mino Favini negli anni precedenti e portato avanti da Costanzi in questi sei anni. Investiamo molto nelle strutture, negli acquisti, giriamo molto. Abbiamo un allenatore che ha portato da un minimo di due a un massimo di quattro giovani in prima squadra”.

Atalanta-Valencia, Champions League (Getty Images)

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