Calcio pulito, Farina: “Non sono un eroe, ma un po’ dimenticato sì”

Dieci anni fa la sua denuncia ai tempi del Gubbio diede il via alla seconda parte dell’inchiesta Last Bet, che spaccò il muro di omertà sul fronte partite truccate nel calcio italiano: per Simone Farina la breve fama, l’onore della convocazione in azzurro, prima dell’ostilità e la fine della sua carriera da calciatore. Un decennio alla Gazzetta dello Sport l’ex calciatore racconta la sua nuova vita e parla di cosa è cambiato nel calcio dopo quegli eventi: queste alcune delle dichiarazioni di Farina, oggi nel mondo dei procuratori.

“Io non mi sento eroe e l’ho sempre detto. Ho fatto solo quello che era giusto fare, proteggendo la mia professione. Certo, ho pagato un prezzo importante, perché ho dovuto smettere di giocare, ma ho avuto la capacità e la fortuna di reinventarmi in un contesto internazionale. Sono direttore generale di un’agenzia di procuratori svizzera, la First. Mi occupo di opportunità commerciali e sportive. Abbiamo anche fatto una social school per insegnare l’uso dei social, oltre che curare la parte ‘integrity’ Mi sono reinventato, come avevo fatto all’inizio con l’Aston Villa. Alla First, adesso, abbiamo gente come Olmo del Lipsia, Ikoné del Lilla, Majer e Jakic della Dinamo Zagabria. Ho aperto anche una Academy in Inghilterra e una scuola calcio a Roma, la mia città. Con i giovani ho sempre lavorato bene”.

Calcio pulito, cosa è cambiato in dieci anni

“C’è tanta formazione sul tema integrità e l’Italia sta lavorando bene. Per i ragazzi è fondamentale per non cadere in tentazione. Dieci anni fa era un terreno che nessuno conosceva. Ora le federazioni e le leghe sono molto sensibili. Se ho l’impressione di essere stato dimenticato? Devo essere sincero: all’inizio sì, ma lo giustificavo persino, perché la mia denuncia aveva avuto una risonanza mediatica enorme, anche se io non avrei voluto. Era un momento di caos. Poi ho avuto la fortuna di incontrare il presidente della Lega di B Abodi, che quando ha saputo che potevo essere interessato a collaborare in Italia, mi ha chiamato immediatamente. Lui mi ha sdoganato e ora posso dire di non essere stato dimenticato”.

Combine, rischio ancora alto

“Il problema del match fixing c’è stato, ma ora è più difficile che accada. Società e leghe sono a conoscenza di tutto. Ma è normale che ci siano dinamiche che possono sfuggire. Non bisogna mai abbassare la guardia. Più rischi con la crisi-Covid? L’infiltrazione può sempre succedere. Per questo è importante investire sulla formazione dei giovani. Si è cominciato 10 anni fa e ora se ne vedranno i risultati. La pandemia potrebbe essere anche un banco di prova, perché nei problemi potrebbero esserci rischi, però supereremo questo momento”.

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