Come faranno i club fondatori ad uscire dalla Superlega?

Lo hanno definito patto di sangue. Più semplicemente, e con linguaggio certamente più moderno e contestualizzato, si tratta di contratti machiavellicamente strutturati in cui i 12 club fondatori si erano reciprocamente impegnati a dar vita alla competizione che avrebbe dovuto cambiare il calcio per sempre. 

É durata veramente poco: la Superlega si è praticamente disfatta in poco meno di 48 ore, e chi prima chi dopo, molti dei club partecipanti hanno già annunciato la propria uscita dal progetto. Esultano praticamente tutti, perché se c’è una cosa che ha messo tutti d’accordo è stato il carattere elitario della manifestazione ed il conseguente rifiuto di aderire ad un passo così deciso del calcio. Un problema di cui i partecipanti avranno certamente tenuto conto, ma evidentemente non abbastanza. 

Due giorni più tardi, sebbene le modalità decisionali con cui le intenzioni dei club siano state comunicate sembrerebbe derubricare a mero dettaglio la questione, l’interrogativo riguarda le modalità di uscita dei club fondatori. Come sarà possibile per i club fondatori non prendere parte alla Superlega? 

Le strategie dei club per uscire dalla Superlega

Nell’intervista che la notte dell’annuncio della Superlega aveva provato a chiarire qualche dettaglio ulteriore, Florentino Perez aveva accennato alle clausole contrattuali che i club avevano sottoscritto proprio per tutelarsi da eventuali pressioni esterne. 

Opinione pubblica e Uefa in primis hanno però remato contro, oltre a figure di spicco tra i calciatori e gli allenatori degli stessi club che avrebbero invece dovuto partecipare. E poi loro, il cuore pulsante di tutto, i tifosi: per la verità molto più spaccati sull’argomento di quello che la narrazione sembrerebbe aver raccontato, ma in ogni caso pronti a rivendicare i valori di uno sport come il calcio. Il dietrofront dei club è stato praticamente immediato. 

Ma come regolarsi con quelle stesse clausole che i club avevano sottoscritto? 

Al di là dei tanti, probabilmente troppi dubbi circa la gestione e la realizzabilità della Superlega, quello che sembrava essere chiara – e probabilmente risolutiva delle tante domande – era l’immensa disponibilità economica che JP Morgan era pronta a mettere sul tavolo. Le panali previste dai contratti erano – o, per meglio dire, sono – incentrate sul flusso di denaro in entrata delle società: uscendo dopo neanche due giorni, va da sé che queste penali dovrebbero praticamente essere a 0. Inoltre, sembrerebbe che quelle stesse clausole prevedessero un’uscita non prima del 2025 e dietro comunicazione anticipata di almeno una stagione sportiva. 

Al di là dei rumours fuoriusciti, è ovvio che se tutte le partecipanti dovessero tirarsi indietro, al netto delle questioni con gli investitori, un problema non dovrebbe neanche porsi. Ma non è questo lo scenario in cui ci ritroviamo: il Real Madrid non ha ancora comunicato nulla, il Barcellona sembrerebbe aspettare la decisione dei soci e, oltre alla Juventus, anche il Milan è stato piuttosto enigmatico nel comunicato sulla Superlega. E se gli altri club facessero causa a chi vorrebbe uscire dal progetto? Florentino Perez era stato minaccioso: “In caso di abbandono i club dovrebbero pagare centinaia di milioni di euro”. 

Al momento si tratta di una possibilità da non escludere, anche se il braccio di ferro tra club e mondo del calcio si è praticamente disgregato all’istante. Per quanto ancora potrà andare avanti?

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