Donadoni: “Italia? Bisogna essere ottimisti. Sul futuro…”

Roberto Donadoni a 360 gradi. Lunga intervista concessa a “calciomercato.com” da parte dell’ex azzurro che ha parlato della Nazionale, del suo passato e anche delle possibili chance per il proprio futuro professionale. Di seguito i passaggi principali.

Sulla Nazionale

“Bisogna essere ottimisti, il cammino fatto fin qui da Mancini parla da solo. E’ anche vero che non si sono ancora affrontate grandissime avversarie. Mi piace l’idea che si stia costruendo una Nazionale basata sui giovani, di prospettiva. Spesso si dice che prima di arrivare in Nazionale bisogna fare esperienza…macché esperienza, l’esperienza si fa giocando! Bisogna essere ottimisti, ma anche cauti: nelle competizioni importanti, le cose cambiano”.

Sulla chiamata in azzurro

“Ipotesi ritorno? Tavecchio ha detto la verità, la cosa mi era particolarmente piaciuta. Richiamarmi e offrirmi quest’opportunità fu molto bello, ma io avevo preso un impegno al Bologna di allora, non volevo venire meno a una parola data. Sarebbe potuta essere una rivincita, lo ringrazio ancora oggi perché fu molto corretto”.

Sull’ipotesi Cagliari

“Devo ringraziare il presidente Giulini, in più di una situazione è stata una persona estremamente corretta e brava. Poi le cose non si sono sviluppate per come avremmo voluto tutti: per il ricordo stupendo che ho dell’ambiente, mi auguro che il Cagliari riesca a salvarsi. Penso abbia una rosa superiore a ciò che dice oggi la classifica, ma capitano annate complicate”.

Su Usa ’94

“La mia vita è costellata di episodi finiti ai rigori. Bisogna saper accettare le cose andate bene e quelle andate meno bene. Baggio era profondamente deluso e amareggiato, come tutti noi. Non ho mai provato una fatica simile, si giocò con una temperatura e umidità incredibile. Ho visto gente far fatica uscire per rigiocare il secondo tempo, certe squadre avevano 7-8 giocatori con i crampi. Il rigore di Italia ’90? Il grande dispiacere e la grande sofferenza sono stati il saper di aver deluso tantissimi italiani, ma ho provato a reagire pensando al domani”.

Su Pirlo

“E’ stata una quasi-novità in casa Juve. Ho grande stima di Pirlo, ho avuto modo di allenarlo: allenare giocatori così è la gioia di ogni allenatore, parliamo di un calciatore dal cervello fino, rendeva qualsiasi cosa estremamente facile. Fare il giocatore è una cosa, l’allenatore un’altra: sta provando sulla sua pelle cosa significa. E’ partito nelle condizioni migliori in quanto a squadra e società, ma è lecito aspettarsi critiche e difficoltà. Se la Juve ha fatto questa scelta è perché ci ha ragionato”. 

Sul futuro

“Bisogna cercare di essere aggiornati e crescere. Il calcio, come la vita, non si ferma mai: se vogliamo stare al passo con gli altri dobbiamo aggiornarci. Se capiterà l’opportunità buona in Italia sarò felice di coglierla, così come all’estero. Roma? Come detto prima, non escludo mai nulla, ma sono in una fase della vita in cui ho la necessità di avere un “dirimpettaio” di un certo tipo. Se ci sono ragionamenti seri e validi, sono felice”.  

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