Europei, Bergomi: “Italia, sei un collettivo, più della Francia”

La fiducia in Mancini e l’idea di collettivo: assieme a Marco Materazzi anche Beppe Bergomi alla Gazzetta dello Sport dice la sua sulle chance dell’Italia di arrivare in fondo agli Europei.

Bergomi: Italia, perché crederci

“Perché abbiamo consapevolezza che diventa coraggio: è così quando sai cosa fai. Perché siamo organizzati, facciamo bene le due fasi, tutti, e abbiamo talento, tanto. E poi perché dobbiamo fidarci di Mancini: Roberto anzitutto è credibile e anche per questo il gruppo lo segue, quasi ciecamente. Perché è un allenatore che comunica bene: non ti costringe a credere in quello che dice, ti convince a farlo. E come? Anzitutto dando tranquillità, solo la giusta pressione, e indicando il traguardo giusto. Da quanto tempo è che dice di voler arrivare in fondo, che vuole provare a vincere prima l’Europeo e poi il Mondiale? Da quando si è seduto in panchina: subito, la prima cosa che ha detto. Ma è quello l’obiettivo corretto da dare a un gruppo. Ecco dunque che bisogna fidarsi di lui, perché è lui l’artefice di quello che stiamo vedendo e ha avuto ragione: ha creato un gruppo che gioca da club”.

L’Italia e il livello delle favorite

“Le altre hanno le caratteristiche delle rappresentative. Facciamo l’esempio delle due rivali che potremmo incontrare più avanti. La Francia ha più individualità di noi, questo è fuori discussione, ma gioca meno di collettivo: in quello siamo più bravi noi, decisamente. E il Belgio? Contro la Danimarca ha vinto una partita che non meritava, anche dopo aver segnato il 2-1 ha rischiato di nuovo, non ha mai dato l’impressione di un dominio totale. Certo, hanno Lukaku, Hazard, De Bruyne: grandi giocatori, ma a questi grandi talenti non ho mai visto fare il lavoro che fanno Berardi, Insigne, Immobile, Jorginho. Ho seguito molto l’evoluzione di questa squadra e sinceramente mi ha sempre impressionato, lo dicevo anche in tempi non sospetti. In tanti dicevano e dicono: fa così bene perché gioca con avversarie medio piccole. Vero, ma una volta certe rivali non le dominavamo così. La Svizzera era un buon test: superato alla grande. Abbiamo fatto diventare la Svizzera scarsa, ma non è scarsa: siamo stati bravi noi”.

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