Fiorentina, Liverani: “Mi piacerebbe allenare a Firenze”

Fabio Liverani, ex allenatore del Parma, ha parlato nel corso di un’intervista concessa a RTV38. Queste le parole del tecnico esonerato a campionato in corso dalla squadra emiliana poi retrocessa in Serie B.

Intervista a Liverani sui calciatori

Ruoli? «Il calcio è sempre in evoluzione, Pirlo, Liverani e Pizarro sono giocatori che oggi scarseggiano. Oggi posso pensare a Jorginho e a Locatelli. Pulgar è un regista più difensivo».

Intervista a Liverani sugli allenatori

Allenatori? «Oggi gli allenatori che riescono a scegliere i giocatori adatti al loro gioco, anticipano il lavoro di due o tre mesi. De Zerbi oggi è un allenatore che incide velocemente, perché la società gli permette di scegliere i calciatori in base alla sua idea di calcio. Più che una questione di tempo, è una questione di scelte. L’allenatore non deve essere visto come un prigioniero della società. Il premio, se le cose vengono fatte bene, è sempre della società. Quando oggi leggo che una società è in dubbio tra Juric e De Zerbi, mi preoccupo, perché sono due idee completamente diverse. È un problema.

Gattuso? Rino ha fatto due anni straordinari e oggi che ha la squadra al completo, dimostra che avrebbe potuto vincere il campionato».

Intervista a Liverani sul futuro

«La Fiorentina è stata una tappa eccezionale della mia carriera. Sono arrivato a Roma e dopo 5 anni si è concluso un ciclo. Firenze è stato un distacco da casa. Una scommessa nuova con un gruppo che aveva qualità e una società ambiziosa. Mi piaceva il progetto. Quando arrivai, la sentenza calciopoli ci fece partire con un -19, ma facemmo qualcosa di straordinario. Ci siamo uniti così tanto, che negli anni è rimasto un legame indissolubile. Quella squadra aveva tanti leader. Mi piace tornare spesso a Firenze, ricordo ancora l’accoglienza ricevuta al Franchi quando giocavo con il Palermo. Le idee dovrebbero essere un pochino più chiare quando ci si mette a costruire, quindi ds, squadra e allenatore. 

 Vlahovic? È un giocatore dalle potenzialità incredibili, aveva bisogno di spazio, di fiducia e di poter sbagliare. Io in Viola prima della cessione del club? C’era stato un piacersi. Mi sarebbe piaciuto poter misurarmi anche da allenatore, un giorno, magari».

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