Inter, effetto Eriksen. Beccalossi: “Serviva pazienza, ha capito il suo percorso”

Dalle panchine alla sua impronta sul progetto scudetto dell’Inter: Christian Eriksen ha faticato a trovare spazio, ma adesso c’è anche il suo nome sul primo posto dei nerazzurri, che navigano verso il tricolore. Alla Gazzetta dello Sport Evaristo Beccalossi parla dell’evoluzione del centrocampista danese, adesso entrato nelle rotazioni di Antonio Conte e diventato centrale nell’Inter in fuga.

Inter, la svolta di Eriksen

“Mai perdere la fiducia in Eriksen ma, lo ammetto, è stato un percorso accidentato: il suo valore non poteva mai essere messo in discussione, ma erano evidenti anche le difficoltà di inserimento. Io vedevo da subito grandi qualità, ma non mi capacitavo del fatto che non riuscisse a tirarle fuori. Adesso sono uno dei più felici perché amo i giocatori di qualità come lui: servono al calcio e all’Inter. In fondo, era soltanto questione di tempo. Il cambiamento di Eriksen? Nei dettagli. Mi spiego meglio: del derby di Coppa Italia non deve restarci negli occhi il gol su punizione — quel colpo lui ce l’avrà sempre –, ma la festa di tutti attorno a lui. C’è il senso del gruppo su cui lavora così tanto Conte, la spinta dei compagni perché Christian tornasse al top. Anche da questi particolari, psicologicamente, si riesce a trovare la strada giusta. Purtroppo giocava e gioca in un San Siro vuoto: se fosse stato spinto da 70mila persone, tutto sarebbe stato più facile per lui”.

Eriksen, il rapporto con Conte e i margini di crescita

“È stata la vittoria del lavoro e della professionalità, di tutti. Lui si è inserito meglio: ha capito quale percorso fare, ha preso autostima, superato la timidezza iniziale e imparato la lingua. Ma Conte e il suo staff sono stati eccezionali: hanno lavorato sulla testa, sulla tattica, sulla fiducia. Il calcio non è la playstation, serve sempre pazienza per raccogliere risultati. Le difficoltà di Vidal? Con soli 11 non si va da nessuna parte, quindi servirà anche lui quando tornerà dall’infortunio… Ma partiamo da un presupposto: quelli bravi giocano prima o poi, a prescindere dagli altri. Non è un caso che ora sia così partecipe e integrato in un centrocampo a 3 in cui tutti sanno fare quasi tutto. Eriksen è destinato a crescere ancora: vedrete che arriveranno più gol, per esempio. Anzi, voglio augurargli una cosa: che possa ricevere presto l’abbraccio di un San Siro pieno. Gli farà venire i brividi e sentire sempre più sua la maglia che indossa”.

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