La Top 11 al Fantacalcio nell’ultima stagione della Salernitana in Serie A

Per i diversamente giovani, come il sottoscritto, alimentare i propri ricordi cercando disperatamente di raccontare ai più giovani quanto ‘qualsiasi cosa fosse meglio prima’ è un’attività tanto naturale, quanto piacevole. 

Oltre che fisiologica. Dicono sia da boomer, ma ho verificato sulla pelle mia – e altrui – che in realtà tràttasi solo ed esclusivamente di reazioni fisiologiche di difesa della propria psiche, rispetto al tumultuoso avanzare del tempo e all’irrefrenabile mutare del mondo. Non esiste generazione che, pur non rinnegando il presente della musica, del cinema, della moda, dello sport e financo della gastronomia – delle passioni, in genere, a prescindere dalla loro natura – , non preferisca il suo corrispettivo passato.

I più ostinati applicano la medesima, spicciola, filosofia anche alla tecnologia, rifiutandosi di affrontare il paradosso. I fondamentalisti, poi, rinnegherebbero anche la chirurgia laparoscopica, a favore dei rimedi della nonna. D’altra parte, siamo sempre e comunque nell’epoca dei no-vax.

Preferisco però rimanere nel limbo buono e pacioccone dei nostalgici a tutti i costi. E’ in periodi come questo, in cui gli eventi più attuali ci obbligano a riaprire il baule della memoria, che vengono fuori le domande a cui dare le risposte più ricercate. Ad esempio: ora che dopo 22 anni la Salernitana è tornata in Serie A, quali erano i migliori giocatori da acquistare al Fantacalcio all’epoca della sua ultima militanza nel massimo campionato?

Facciamo una Top 11 del 1998-1999, allora, e proviamo a fare i bulli con questi insopportabili bimbi-Vlahovic che vincono il Fanta con 10 giornate di anticipo, e lasciano noi che spendiamo 60 fantamilioni per Quagliarella e Ribery a marcire all’ultimo posto. 

Nota: nella top 11 non sono compresi Zambrotta e Zanetti (perché all’epoca giocavano stabilmente centrocampisti di destra), Ronaldo (che giocò metà delle partite per via dei primi fastidi al ginocchio), Djorkaeff (ma solo perchè altri fecero ancora meglio di lui), Per doveroso obbligo morale, però, ci sentiamo di citare anche i due Inzaghi, Chiesa, Zidane, Crespo, Signori, Totti, Weah, Vieri, Montella, Sosa, Zamorano, Ortega, Recoba, Mancini, Baggio, Edmundo, M’boma, Fonseca, Boban, Veron, Stankovic, Nedved, Del Piero. E sicuramente ne dimentico alcuni. Questo solo per farvi capire cosa vi siete persi, se non avete mai partecipato a un’asta di centrocampisti e attaccanti di fine anni ’90.

P) Luca Marchegiani

Ora, per tutti coloro che pensano che sia a Sky a fare da seconda voce e opinionista per caso, sappiate che Marchegiani è stato un portiere solido, pulito, tecnicamente ineccepibile. Specialista eccezionale delle uscite, arrivò alla Lazio non giovanissimo, ma nel pieno della sua maturità, in quel ’98-’99, giocò una delle sue migliori stagioni in assoluto.

Secondo dietro al Milan, in uno dei campionati più pazzi che l’albo d’oro ricordi, vinse la Coppa Coppe, ma soprattutto si trovò davanti una delle batterie difensive più forti della storia biancoceleste: Pancaro, Favalli, Negro, Nesta e Mihajlovic. A fine anno, parò solo un rigore su 3 – meglio fecero Mazzantini, Turci, Rossi e Pagliuca, tra gli altri – ma riuscì a subire solo 29 gol in 34 partite, chiudendone ben 16 con un clean sheet, che gli sarebbe valso l’atteso bonus d’imbattibilità. 

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di Handanovic.

D) Sinisa Mihajlovic

Mentre voi, oggi, lo vedete cantare a Sanremo e diventare nonno, noi, fieramente, ancora ce lo abbiamo negli occhi mentre mette a segno un +9, tutto su punizione, contro la Samp (peraltro sua ex squadra). Che fosse (stato) un centrale goleador lo testimoniano i suoi quasi 100 gol in carriera, ma una tripletta al Fantacalcio, da parte di un difensore, non s’era mai vista. E, probabilmente, non si vedrà mai. In campionato, a fine stagione, chiuderà a quota 8 gol e 6 assist. Semplicemente, Sinisa. Un mostro. 

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di Hakimi.

D) Jorg Heinrich

Poco dopo aver vinto la Champions contro la Juventus, una Fiorentina mai così ambiziosa prese quello che i tifosi viola ribattezzarono simpaticamente l’ispettore Heinrich per una manciata di miliardi di lire. Già quindi molto conosciuto a livello continentale, non molti però si sarebbero aspettati che si sarebbe così bene ambientato sulla corsia mancina: esterno a tutta fascia nel 3-4-3 o nel 3-5-2, il tedesco segnò 3 gol, giocò sempre titolare e divenne presto un idolo. Pochi bonus, dite? Ricordatevi anche che all’epoca la Serie A era a 18 squadre, e che quindi le partite stagionali erano 34 e non 38.

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di Hakimi.

D) Pietro Vierchowod

Uno dei difensori italiani più decisi e affidabili di sempre, che arrivò a Piacenza dopo una carriera epocale, e già passate le 38 Primavere. Rimase in biancorosso per tre anni, e nei primi due ebbe modo, nonostante l’età avanzata, di battagliare contro il Fenomeno, Batistuta, Bierhoff, Chiesa, Totti, Inzaghi, Vieri e tanti altri. In quel campionato, fu addirittura lui l’artefice della retrocessione della Salernitana, con un gol all’ultima giornata proprio contro la squadra di Delio Rossi: d’altra parte lo Zar il vizietto del +3 lo aveva sempre avuto. Ma quella stagione piacentina fu la sua seconda migliore in assoluto, sotto il profilo realizzativo: oltre ai voti altissimi, anche 4 gol, e solo 4 cartellini gialli. 

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di GLIK.

C) Manuel Rui Costa

La 1998-1999 fu l’annata di grazia assoluta per il portoghese. Trascinatore insieme a Batistuta della Viola, quell’anno riuscì per la prima e unica volta in carriera ad arrivare in doppia cifra in campionato (mettendo a referto anche due assist). Trapattoni lo impiegò da centrocampista a due nel 3-4-3 al fianco del più difensivo Amoroso, ma anche trequartista dietro due punte. Nessuna differenza per il piede più raffinato della Serie A (insieme a Zidane): gol e prestazioni surreali, soprattutto sino al mese di febbraio, quando un calo del rendimento medio di squadra portò la Viola ad allontanarsi dalla vetta della classifica ed a chiudere terza.

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di de paul.

C) Milan Rapaic

Esterno offensivo croato, arrivato a Perugia due anni prima dall’Hajduk Spalato, Rapaic seppe diventare il beniamino della curva, insieme al compagno Nakata, proprio in quella magica stagione, sotto la guida di Castagner e Boskov. Tiratore infallibile, anche da fermo, quell’anno giocò praticamente in tutti ruoli ma tendenzialmente da esterno sinistro riusciva ad essere imprendibile. 9 gol e 4 assist il suo score a fine campionato, prima di un progressivo calo che lo porterà poi nel 2000 a lasciare l’Umbria, senza mai più tornare a quei livelli.

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di chiesa.

C) Hidetoshi Nakata

Il ‘fratellino’ di Rapaic a Perugia fu proprio Hide. Lo portò in Italia sempre Gaucci (che lo pagò meno di 4 miliardi), nella perplessità generale, ma al suo primo anno in A il fantasista fu devastante: giocò trequartista ma anche seconda punta e realizzò 10 gol ma soprattutto giocate che nessun calciatore giapponese fu mai in grado di proporre. Protagonista di un vero e proprio boom mediatico internazionale, venne candidato al Pallone d’oro e al FIFA World Player, e un anno dopo venne preso dalla Roma. 

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di mkhytarian.

C) Leonardo de Araújo

Il giocatore eclettico per definizione. In carriera giocò praticamente in tutti i ruoli, escluso quello di portiere e centrale di difesa. Quell’anno lo Scudetto di Zaccheroni deve molto alla sua dedizione e abnegazione: finalmente in buone condizioni fisiche dopo qualche acciacco di troppo, l’ex PSG, giocando principalmente da ala destra nel 3-4-3 fu protagonista della sua miglior stagione in carriera. 12 gol e 2 assist il suo bottino finale, tra i migliori realizzatori del Milan pur non essendo un attaccante.  

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di politano.

A) Oliver Bierhoff

A proposito di Milan: il fulcro centrale del 3-4-3 (poi progressivamente diventato anche 3-4-1-2) di Zac, quell’anno, fu proprio il tedesco. Uno dei migliori colpitori di testa che io abbia mai visto calcare un campo da gioco, un uomo d’area capace, anche mediante questo fondamentale, di servire l’impressionante dato di 12 assist in 34 partite, oltre che segnare 19 gol (15 dei quali, appunto, di testa). Veniva dall’Udinese, dove si era laureato capocannoniere l’anno prima: ma tutti si aspettavano che il grande salto lo avrebbe penalizzato. E invece…

Per i diversamente vecchi: l’equivalente fantacalcistico, nel 2020-2021, di LUKAKU.

A) Marcio Amoroso

A Udine, invece, era rimasto il brasiliano. Insieme al tedesco, in bianconero, giocava decentrato e molto lontano dalla porta, tant’è che nel ’97-’98 segnò solo 5 reti. Poi, una volte che Guidolin gli conferì sulle spalle le responsabilità dell’intero reparto, giocò sempre lui da centravanti ed a sorpresa seppe, con 22 gol, sugellare la sua migliore stagione di sempre. Non a caso nell’estate successiva andò al Parma per 70 miliardi di lire.

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A) Gabriel Batistuta

E non potevamo non chiudere col Re Leone. Nel girone d’andata, con la Fiorentina prima, l’argentinò segnò 17 gol in 17 giornate. Poi rallentò ma chiuse comunque a quota 21, e col titolo di vice capocannoniere dietro ad Amoroso. Chi lo prese l’anno dopo ebbe da lui un regalo anche migliore: 23 gol. Ma avere Batistuta al Fantacalcio, per chi ha avuto la fortuna di provare questa sensazione, è sempre stata pari alla sensazione di una coccola.   

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