Superlega: cos’è, come funziona, chi partecipa e perché è nata l’idea

Il calcio sta per cambiare, e ieri sera è probabilmente stato fatto il primo passo. Nasce la Superlega, quantomeno nelle intenzioni e fino a che le dure risposte di Uefa, Fifa e federazioni nazionali non troveranno applicazione concreta. 

Un progetto fortemente sponsorizzato e voluto da Florentino Perez, sostenuto sin dal primo vagito dalla proprietà del Manchester United e Andrea Agnelli, un nuovo modo di intendere il calcio che ha trovato l’immediata condivisione della maggior parte dei top club europei. 12 club fondatori, ma altri 3 presto verranno ufficializzati e saranno definiti tali. I nomi dei club fondatori: AC Milan, Arsenal , Atlético, Chelsea, Barcelona, Internazionale, Juventus, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Real Madrid e Tottenham.

Un’idea nata almeno 10 anni fa, propinata in forma meno definita ma sostanzialmente identica già dall’italiano Berlusconi da oltre un decennio e voluta fortemente, e da un periodo altrettanto lungo, dall’uomo venuto dal nulla, Florentino Perez. Nato in una famiglia del ceto medio che gestiva una farmacia a Madrid e che oggi, dopo anni di presidenza straordinaria nel calcio, ambisce a rivoluzionare il gioco una volta per tutte. 

Cos’è la Superlega?

In termini piuttosto semplicistici ma non per questo meno efficaci, la Superlega è una nuova versione della Champions League. Non più un torneo a qualificazione ma ad accesso diretto, con una piccola quota riservata a partecipanti che, di anno in anno, cambieranno a seconda dei rispettivi piazzamenti nelle leghe nazionali. 

Un campionato dei migliori, da giocare in settimana e dunque sostitutivo delle attuali coppe europee. L’idea di base, sostanzialmente, sarebbe quella di sostituirsi alla Uefa in prima persona per autoregolamentare una competizione in cui, a farla da protagonista, sono quasi sempre gli stessi club che parteciperebbero di diritto alla Superlega. Che poi le rispettive leghe nazionali abbiano minacciato l’esclusione dai campionati dei club fondatori è, paradossalmente parlando, un altro discorso. 

Non è un mistero che il format attuale della Champions League scontenti praticamente tutti, tranne la Uefa. Che per questo aveva pronta una nuova edizione del torneo continentale più prestigioso: una nuova Champions League a partire dal 2024, che a suo tempo vi avevamo illustrato minuziosamente. La Superlega nasce dalle stesse convinzioni e con un format tutto sommato simile seppur diverso, modificando radicalmente un fattore, quello più importante di tutti: non sarà più la Uefa a gestire le redini del calcio, ma i club fondatori.  

Chi ha fondato la Superlega?

Banalmente, come spiegato, i 12 club fondatori. Ma la regia del progetto ha una mano ben visibile ed una sapiente gestione, quella di Florentino Perez. 

Il presidente del Real Madrid è un’istituzione vivente: non ha mai fatto politica, ma in Spagna l’ha influenzata pesantemente da sempre. Presidente di Acs, il principale gruppo spagnolo di infrastrutture, è l’uomo che dopo i Galacticos propone di portare al Real Haaland e Mbappé e rimodernare il Bernabeu. Ed è anche forse l’imprenditore più vicino a capire la possibile rivoluzione dei diritti tv legati al calcio. Assieme a lui, in prima fila, Manchester United e Andrea Agnelli, da sempre promotore di una Lega europea diversa dalla Champions. 

Questo, ad ogni modo, l’elenco dei 12 club che hanno fondato la Superlega. 

AC Milan
Arsenal 
Atlético
Chelsea
Barcelona
Internazionale
Juventus
Liverpool
Manchester City
Manchester United
Real Madrid
Tottenham.

Il format della Superlega 

Il funzionamento della Superlega è stato spiegato nel comunicato con cui i 12 club fondatori hanno annunciato la nascita della Lega stessa. Citando direttamente la fonte ufficiale: 

 Inizio ad agosto, con i club partecipanti suddivisi in due gironi da dieci squadre, che giocheranno sia in casa che in trasferta e con le prime tre classificate di ogni girone che si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale.

Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida andata e ritorno per i due restanti posti disponibili per i quarti di finale.

Il formato a eliminazione diretta, giocato sia in casa che in trasferta, verrà utilizzato per raggiungere la finale a gara secca che sarà disputata alla fine di maggio in uno stadio neutrale.

Rispetto alla nuova versione della Champions League, dunque, la Superlega dovrebbe mantenere la struttura dei gironi. 20 squadre partecipanti, 2 gironi da 10 squadre ciascuno: ogni squadra affronterà le 9 avversarie in partite da andata e ritorno per un totale di 18 partite complessive, praticamente un mini campionato. Ed è questa, alla base, l’idea differente di interpretazione con la Champions League: la Superlega nasce come vero e proprio campionato alternativo, dove ad essere garantite, per ogni singola squadra, saranno almeno 18 partite. 

Nella formula attuale della Champions, se una squadra arriva in finale disputa un massimo di 13 partite. Nella Superlega il minimo sarà 18, ma il numero massimo addirittura 25, frutto delle 4 sfide tra andata e ritorno di quarti e semifinali, la finale secca e l’eventuale spareggio tra le quarte e quinte classificate per determinate il quadro finale dei quarti. 

Un format completamente diverso rispetto alla attuale Champions League, ricco di partite tra le big europee più vincenti e blasonate di sempre. Niente più spazio a federazioni minori o squadre materasso, addio ai preliminari a luglio e risultati tennistici nei gironi: la Superlega nasce con l’intento di offrire solo il meglio del meglio che il calcio può attualmente offrire. 

Quando inizia la Superlega?

La Superlega inizierebbe già a partire dalla prossima estate. Agosto 2021 la data che potrebbe segnare l’inizio del nuovo modo di intendere il calcio europeo. 

Si tratta ovviamente di un progetto ambizioso e di una data ancor più impegnativa, ma certamente utile anche a lanciare un segnale: i 12 club fondatori sono pronti a partire, per chi gestisce il calcio e chi vuole unirsi i tempi tecnici sono quelli comunicati. 
 

Le reazioni alla Superlega

Come era prevedibile immaginare, le reazioni alla Superlega non sono state per nulla entusiaste. In primis quelle della Uefa, che ha minacciato pesanti ripercussioni sui club e cause multimilionarie. E non stupisce che, a ruota, sia arrivata anche la reazione negativa della FIFA. Se un merito indiretto si può attribuire alla Superlega è certamente quello di aver messo d’accordo due entità del calcio che sino a questo momento non si erano fatte notare per spirito di squadra: da ora in avanti, però, servirà collaborare. 

Anche le federazioni nazionali hanno provato a dare manforte alla voce del no: serve fare la voce grossa in questo momento, e minacciare l’esclusione dai campionati nazionali fa certamente leva anche sulla parte più popolare del tifo. 

Oggi pomeriggio si riunirà la Lega Serie A: l’argomento del giorno sarà soltanto uno, capire che strategia adottare per spingere Inter, Milan e Juventus a ripensarci. Un qualcosa che sostanzialmente si sta verificando in tutta Europa: la Premier pensa a fare lo stesso e anche la Liga ci sta riflettendo. Sarebbe un cambiamento epocale ed ulteriore, anche se ad oggi viene veramente difficile pensare all’appeal che i campionati nazionali potrebbero avere senza big. Se sia un bene estromettere un partecipante che avrà dichiaratamente più possibilità economiche degli altri non è una questione semplice come pur suggerirebbe l’istinto. 

C’è poi chi alla Superlega ha rinunciato: Bayern e Borussia hanno detto di no all’invito, anche se pensare che lo abbiano fatto per ragioni romantiche non corrisponde a realtà. La Bundesliga è probabilmente il campionato che da un punto di vista economico funziona più di tutti gli altri: andare a rompere un meccanismo così collaudato, in regola con le attuali normative e nonostante la crisi profondamente ottimista per il futuro, potrebbe addirittura rivelarsi controproducente. Non è un caso che entrambi mirino ad una riforma della Champions, e non ad una secessione che porterebbe conseguenze anche (e soprattutto) interne al sistema tedesco del calcio. 

Si è chiamato fuori anche il Psg: Nasser Al-Khelaïfi nel 2019 è stato eletto membro del Comitato Esecutivo della Uefa, primo non europeo a rivestire una carica del genere. Per quanto il progetto Superlega interessi sicuramente, al momento il presidente dei parigini ha preferito la linea morbida e di indiretto sostegno alla Uefa, anche per paura di ripercussioni sul Mondiale in Qatar del 2022. La vera domanda è però cosa faranno questi tre club se il progetto dovesse concretamente realizzarsi: prevarrà la linea conservativa o a quel punto sarà più intelligente salire a bordo? Avere una squadra che funziona senza una competizione per dimostrarlo sarebbe un terribile paradosso. Economico, prima che sportivo, per chi ancora non avesse inteso il giusto focus. 

Le ragioni della Superlega: perché i club europei lo hanno fatto?

Le ragioni della Superlega sono prettamente economiche. E non è certo un mistero, anche perché è stato tutto spiegato nel comunicato con cui gli stessi club hanno annunciato la nascita del loro progetto.  

Il nuovo torneo annuale fornirà una crescita economica significativamente più elevata ed un supporto al calcio europeo tramite un impegno di lungo termine a versare dei contributi di solidarietà senza tetto massimo, che cresceranno in linea con i ricavi della lega.

Questi contributi di solidarietà saranno sostanzialmente più alti di quelli generati dall’attuale competizione europea e si prevede che superino i 10 miliardi di euro durante il corso del periodo iniziale di impegno dei club. Inoltre, il torneo sarà costruito su una base finanziaria sostenibile con tutti i Club Fondatori che aderiscono ad un quadro di spesa.

In cambio del loro impegno, i Club Fondatori riceveranno un contributo una tantum pari a 3,5 miliardi di euro a supporto dei loro piani d’investimento in infrastrutture e per bilanciare l’impatto della pandemia Covid-19.

Il calcio è cambiato. Chi ignora il processo capitalistico-economico degli ultimi 20 anni non guarda allo sport per quello che è oggi, puro intrattenimento.  

Per inquadrare al meglio il problema bisogna capire le ragioni della soluzione. I 12 club fondatori e promotori della Superlega non sono 12 squadre di calcio, entità astratte e distaccate dal loro sottostante, a rappresentare chissà chi o cosa. Ma sono associazioni con oltre un miliardo di debito complessivo come Real e Barcellona, squadre in mano a fondi privati come il Milan o a proprietà con noti problemi di gestione a causa delle politiche del proprio paese come l’Inter; ma non solo: tre proprietà dei club inglesi sono americane, un’altra appartiene ad un magnate russo che in Inghilterra non può neanche esserci ed un’altra ancora ad un trader, sì inglese, ma residente alle Bahamas. 

Per cambiare il calcio serviva però chi fosse disposto a farlo: Florentino e soci lo hanno trovato con relativa semplicità. Si tratta di JP Morgan, la multinazionale americana di servizi finanziari con sede a New York che ha ammesso proprio in queste ore di finanziare il progetto con 3,5 miliardi di euro.

Per autoalimentare un circolo che simbolicamente dal dopo Neymar ha visto un’impennata dei costi di gestione delle società era necessaria una rivoluzione. Iniziata probabilmente con la sentenza Bosman, ma prima ancora con la nascita della Premier League, forse uno dei primi grandi cambiamenti economici nella terra stessa in cui il calcio è nato. Senza dimenticare il cambiamento epocale che la stessa Champions League ha vissuto, dal veder partecipare una squadra per nazione fino alle quattro attuali, oltre alle diverse regole e ripartizioni previste – ultimo tra tutti il famigerato Fair Play finanziario – che nel corso degli anni sono cambiate ancora una volta. 

Il calcio è cambiato. Il suo futuro sarà davvero rappresentato dalla Superlega?
 

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