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Golden State ancora campione, Boston ko in gara-6. Curry è MVP

I Golden State Warriors non falliscono il primo match point e vincono 103-90 al TD Garden di Boston, chiudendo le Finals sul 4-2 e laureandosi campioni Nba per la settima volta nella loro storia, la quarta negli ultimi otto anni. Una festa per la formazione di Kerr che, ad un passo dall’1-3 proprio in casa dei Celtics, vince tre gare di fila e torna a trionfare a dopo quattro stagioni.

Golden State costruisce il successo al TD Garden già nel primo tempo: dopo i primi 12 minuti, gli Warriors sono sul 27-22, ma è nel secondo quarto che arriva il vero allungo. Il 27-17 nel periodo, infatti, regala alla formazione di Kerr il +15 a metà gara: il tutto con un super parziale di 21-0 (record nelle Finals) che piega le gambe ai Celtics. La formazione di Udoka prova l’ennesima rimonta, ma stavolta gli ospiti non cedono e prenotano la vittoria con largo anticipo. Finisce 103-90: la serie si chiude così sul 4-2.

Boston saluta a testa alta tra gli applausi del TD Garden: l’ultimo a mollare è Jaylen Brown, 34 punti come Curry, ma l’onore delle armi va anche ad Al Horford, 19 punti e 14 rimbalzi, e a Jayson Tatum, autore di una grande stagione ma con più bassi che alti in queste Finals (e capace di mettere a referto appena 13 punti in questa gara-6). Tra le fila dei Celtics, però, c’è anche la consapevolezza di aver creato un gruppo unito e pronto a dire la sua negli anni a venire.

Ma l’assoluto protagonista, ancora una volta, è Stephen Curry: 34 punti, 7 rimbalzi e 7 assist con 12/21 dal campo e 6/11 dall’arco per chiudere di nuovo da top scorer (insieme a Brown), ma soprattutto la prima volta da Mvp delle Finals, l’ultimo tassello che mancava nella carriera del numero 30. Una stagione indimenticabile: il quarto anello, il record di triple, la prima nomina a miglior giocatore della serie decisiva. Quello del TD Garden è però anche il trionfo di Klay Thompson che, pur non essendo decisivo in gara-6 come spesso in carriera (solo 12 punti con 5/20 al tiro), può festeggiare un titolo che sembrava irraggiungibile, soprattutto dopo i 941 giorni lontano dai campi a causa del doppio infortunio.

Non può non sorridere Steve Kerr, al nono anello complessivo, il quarto da allenatore. E, dopo una serie da dimenticare, gara-6 segna anche il riscatto di Draymond Green, che realizza 12 punti, 12 rimbalzi e 8 assist. Il tutto impreziosito dai 18 di Andrew Wiggins, dai 15 di Jordan Poole, autore di tre importantissime triple, e dal +18 di plus/minus di Gary Payton II. Un gruppo compatto e di talento, che ha nuovamente impresso il suo nome nell’Olimpo dell’Nba.