L’Italia è sempre più la regina del basket con la sindrome di Down

AGI – “Lavoriamo sugli aspetti tecnici di questo sport, sui fondamentali e sul rispetto delle regole. Normale che qualche difficoltà ci sia, ma siamo più noi che dobbiamo riuscire ad adattarci a loro anziché il contrario”. Il selezionatore e referente tecnico Giuliano Bufacchi racconta così il suo impegno alla guida della Nazionale italiana di basket con sindrome di Down, laureatasi nello scorso fine settimana Campione d’Europa agli Euro TriGames 2021 di Ferrara. E indica in “programmazione, pazienza e rispetto” la ricetta segreta di questo ‘Dream Team’.

La vittoria in finale contro la Turchia per 21-12 è stata “un’emozione unica, una grande soddisfazione alzare il trofeo davanti al nostro pubblico”, ha spiegato in un’intervista all’AGI il tecnico che lavora per la Fisdir (Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali) dal 2010, dopo aver allenato le squadre giovanili normodotate.

“Noi quella gara l’abbiamo preparata e studiata, abbiamo visto anche alcuni video riguardo gli avversari e provato dei movimenti per metterli in difficoltà”, ha aggiunto, “i ragazzi ci hanno seguito alla perfezione e i risultati si sono visti”.

Un titolo meritatissimo che arricchisce una bacheca in cui già figurano un altro titolo europeo conquistato nel 2017 e i due Mondiali vinti consecutivamente nel 2018 e nel 2019. Nell’anno record dello sport italiano si aggiunge quindi alla lunga lista di successi azzurri, anche il trionfo dei ragazzi della pallacanestro con sindrome di Down.

“Venivamo da questi tre successi e avevamo ancora grandi aspettative, ci tenevamo a far bene soprattutto perché giocavamo in casa – spiega Bufacchi – A differenza di un mondiale in cui è interessata solo la disciplina del basket, questi Euro TriGames possono essere considerati una sorta di paralimpiade per ragazzi con sindrome di Down, quindi c’è la presenza di numerose delegazioni, vengono praticati vari sport ed è un’avventura totalmente diversa.

Solo noi del team Italia portavamo più di 100 partecipanti, è stato bellissimo e soprattutto giocare una finale con il palazzetto pieno, secondo la capienza massima consentita in questo periodo, è stata un’emozione incredibile. I ragazzi sono esplosi di gioia al termine della partita, per loro è stata una liberazione e tutta la delegazione ha festeggiato con noi. I giorni prima della partita, subito dopo la semifinale li avevo visti un po’ nervosi – racconta il coach – avevano accumulato tensione com’è normale che sia, ma sono stati bravi a rimanere concentrati e giocare una grande partita”.

Il primato italiano nel basket

La sindrome down è la più comune causa genetica di disabilità intellettiva e in Italia ne è affetto un bambino ogni 1.200 nati. La stima è di circa 500 nascite all’anno per un totale di 38.000 persone nel nostro Paese, ma solo il 13% ha un lavoro e un contratto regolare. “Programmazione, pazienza e rispetto”, per Buffacchi sono queste le parole chiave per arrivare al successo con una squadra così ‘speciale’

Questi ragazzi ovviamente vengono selezionati dai loro club di appartenenza, in cui tutti gli allenatori rispettano le stesse linee guida per la crescita dei ragazzi”. “Remiamo tutti nella stessa direzione – sottolinea Bufacchi – ciò che mi ha fatto più piacere al termine della finale è stato sentire che, a più di qualcuno, è sembrata una partita di basket vera tra ragazzi normali”.

Dopo quattro trionfi consecutivi l’Italia è diventata quindi la squadra da battere: “Ora l’obiettivo è continuare a vincere – chiosa Bufacchi – certo non sarà facile e sicuramente arriverà il giorno in cui qualcuno riuscirà a batterci, ma speriamo sia il più lontano possibile. A parte questo puntiamo ancora nell’inserimento in squadra di nuovi ragazzi e soprattutto speriamo di far crescere ancora di più questo movimento nazionale”.

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