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Djokovic va a caccia del record di Federer: in finale contro Ruud

Novak Djokovic è, per l’ennesima volta, a un passo dalla storia: battendo 7-6(5), 7-6(6) l’americano Taylor Fritz, infatti, il serbo si qualifica per l’ottava volta all’atto conclusivo delle Atp Finals. Cercherà il sesto successo in carriera: sarebbe record condiviso con Roger Federer.

Quella del Pala Alpitour di Torino contro lo statunitense è una sfida molto intensa e con quattro palle break, tutte sfruttate: la prima in favore di Nole, che strappa il servizio ma poi incassa il contro-break, con Fritz che si riporta sul 3-3. Inevitabile il tie-break, con Djokovic che si prende tre punti consecutivi passando dal 4-5 al 7-5 che gli regala il primo parziale.

Nel secondo, invece, è l’americano e numero 9 della classifica Atp a prendersi il turno in battuta, ma al momento di servire per il set spedisce un rovescio lungolinea nella rete e spiana la strada al pareggio di Nole. Si dunque va di nuovo al tie-break e, dopo aver fallito clamorosamente il primo match point, Djokovic ringrazia l’errore non forzato di Fritz per chiudere sull’8-6, volando in finale e portandosi ancora una volta ad un match da un risultato storico.

RUUD-RUBLEV 6-2, 6-4
Prova di forza di Casper Ruud contro un Andrey Rublev molto falloso e il norvegese conquista la finale alle Atp Finals per la prima volta in carriera. Nel primo set, il break per Ruud arriva nel quinto gioco quando Rublev si trova davanti 40-15 ma poi il norvegese recupera mettendo a segno la risposta migliore del parziale. Nove punti di fila per Ruud che scappa via mentre il russo comincia a commettere errori banali crollando psicologicamente, secondo break per Ruud e il 6-2 arriva in un baleno. Rublev in balìa dell’avversario e perde il servizio subito nel primo game del secondo set, il numero 4 del mondo è in pieno controllo e non sbaglia mai, il russo si scioglie e prosegue nell’emorragia di errori non forzati. Parziale di 6 giochi a 0 per Ruud che diventa 7-0 con il doppio break anche nel secondo set. Non c’è mai partita, Rublev crolla sempre di più mollando la presa sulla partita e il trionfo di Ruud si materializza in appena 70 minuti. Qualche brivido solo quando il norvegese va a servire per il match la prima volta ma subisce il break, salvo poi chiudere facilmente al secondo tentativo.