America’s Cup, una sfida che dura da 170 anni

AGI – Dietro ai prodigi della tecnica e della tecnologia dell‘America’s Cup di vela si nasconde una storia lunga 170 anni. Il trofeo, l’Auld Mug, oggi gelosamente conservato e protetto a Auckland come fosse il Sacro Graal, è stato messo in palio per la prima nel 1851 ed è un vero simbolo di potere. La competizione velistica più nota al mondo è infatti uno dei pochi eventi sportivi in cui il vincitore ‘piglia’ davvero tutto perché sceglie il luogo, il formato e molte delle regole della nuova edizione con cui la coppa torna in palio, generalmente ogni quattro anni.

Per New Zealand, il team che ha vinto nel 2017, mantenere il trofeo in “acque amiche” è diventata una vera missione. Il governo sostiene economicamente il progetto e la popolazione neozelandese non si perde una regata, che sia ufficiale o d’allenamento, venerando i componenti del team, skipper in testa, come fossero eroi. Un po’ quello che accade con la nazionale di rugby, altro orgoglio ‘total black’ dell’arcipelago Kiwi. E nel 2021, tra nuove opportunità di business e ulteriori cambiamenti, il desiderio di conservare il titolo per i neozelandesi è più forte che mai.

Per l’italiana Luna Rossa, capace di battere la britannica Ineos, portare via quel trofeo, che può essere toccato solo da chi indossa guanti bianchi e ha due guardie di sicurezza assegnate quando è in viaggio, rappresenta una vera impresa sportiva che coinvolge appassionati in tutto il mondo. Anche chi di vela sa poco o niente.

Una storia molto americana

La competizione nasce in occasione della prima esposizione universale di Londra, nel 1851, con la sfida tra il Royal Yacht britannico e il New York Yacht Club in un percorso attorno all’Isola di Wight. Gli inglesi schierano 14 imbarcazioni, gli statunitensi solo uno, America, che si impone dando 21 minuti di distacco alla prima barca avversaria. Una vittoria così netta che, per onorarla, si ‘ribattezza’ addirittura la coppa. da quel momento è dominio incontrastato a stelle e strisce.

Gli americani vincono 26 edizioni di fila prima di perdere nel 1983 con la barca australiana ‘Liberty’. I neozelandesi, invece, s’impongono per la prima volta nel 1995 per poi ripetersi nel 2000 e nel 2017. Nell’albo d’oro figura anche un’altra nazione, la Svizzera, che vince nel 2003 e nel 2007 con ‘Alinghi’. L’Italia ha perso due finali con ‘Il moro di Venezia” nel 1992, dopo aver sconfitto i neozelandesi in quella che puo’ definirsi semifinale, e con ‘Luna Rossa’ nel 2000, sempre con i kiwi.

Il debutto

L’ambizione dei neozelandesi come candidati al titolo trova concretezza tra il 1986 e il 1987. La loro barca (K27), chiamata anche “Kiwi Magic” e “Plastic Fantastic”, è un gioiello, frutto delle capacità di ingegneri e marinai che, per la prima volta, presentano scafi in fibra di vetro. Primo di tanti esempi che etichetteranno la Nuova Zelanda come pioniera per le innovazioni nel mondo della vela.

La vittoria del 1995

L’eroe del primo successo si chiama Peter Blake. Lo skipper eredita una squadra che ha un budget ridottissimo dopo l’abbandono del magnate Michael Fay nel 1992. Ma nonostante le ristrettezze economiche è così convinto di poter superare gli americani che, per trovare i fondi necessari, si dice impegni anche la sua casa. Ma, alla fine, ha ragione. La barca di Team New Zealand, NZL-32 o Black Magic, supera gli statunitensi facendo sì che la Nuova Zelanda diventi il terzo Paese al mondo a vincere l’America’s Cup. Nel 2000, in casa, difende strenuamente la coppa dagli assalti di Luna Rossa consolidando il suo status di leggenda. Dopo esser stato fatto persino cavaliere, muore poco dopo, nel 2001, ucciso da pirati in Brasile. 

L’amara sconfitta del 2013

Per molti, a Auckland e dintorni, è ancora un argomento tabù. La sfida finale vede in campo i detentori, gli americani di Oracle, e gli sfidanti, Team New Zealand, nella baia di San Francisco. Vince chi conquista per primo nove regate. I neozelandesi si portano 8-1 e già festeggiano sentendo di aver riconquistato l’Auld Mug. Gli americani però rimontano, tra polemiche e accuse, e con 8 successi consecutivi respingono le offensive avversarie. Oracle, per di più, è guidato da Russell Coutts, skipper neozelandese di Wellington che, in passato, ha fatto le fortune di New Zealand prima di passare agli svizzeri di Alinghi e iniziare a dare dispiaceri continui ai kiwi.

Nel 2013, come Ceo dei Oracle, costruisce una barca convincendo ben 7 connazionali a raggiungerlo. Quella della storica rimonta, insomma, è una finale che parla molto neozelandese, sia tra i vincenti che tra gli sconfitti, e che racconta come gli ‘all blacks’ siano diventati i veri dominatori di questa disciplina sportiva. 

Il riscatto del 2017

Oracle sceglie come capo di regata le isole Bermuda. E’ l’ultima edizione che si gioca con il marchio Louis Vitton, sostituito nel 2021 da Prada. Stavolta non c’è partita: finisce 7-1 per i’kiwi’ senza rimonte e senza appelli. La coppa torna in Nuova Zelanda tra onori e festeggiamenti. Peter Burling, classe 1991, è lo skipper di quella che ormai è una barca che, letteralmente, vola sull’acqua.

Lo chiamano “Pistol Pete” per la sua capacità di prendere le decisioni più giuste nei momenti più delicati. Nel 2021 sarà ancora lui al comando di quella squadra che non ha intenzione di veder la coppa allontanarsi da Auckland. I neozelandesi, che nel frattempo studiano nuove formule legate a opportunità di business, ora attendono di capire chi sarà il nuovo sfidante tra Luna Rossa e Ineos. A scrivere la storia, saranno ancora le regate. Una storia, lunga 170 anni, che non ha intenzione di ammainare la sua bandiera. 

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