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Real-City, la partita del secolo: Ancelotti e Guardiola sublimano il calcio

La risposta è appunto filosofica, perché di cambio netto in questo grande pensiero si parla: non più, o forse non mai nella storia dei due club, primo non prenderle, ma cercare semplicemente di fare un gol in più dell’avversario anche a costo di prestare il fianco alle ripartenze e magari subire reti evitabili. E’ il calcio moderno, è fatto così, distante anni luce dalla scuola italiana che anche le nuove leve di casa nostra hanno quasi definitivamente abbandonato. Il calcio, quello europeo, quello dei grandi club di Champions, è diventato prima di ogni altra cosa uno show da esibire e, possibilmente, vendere. Canale 5, che ha mandato in onda la nuova partita del secolo, ringrazia. E ringraziano i telespettatori che hanno avuto il privilegio di godersela.

C’è poi l’altro lato della medaglia, perché è fin troppo facile pensare che le difese – e in parte è vero – sia state semplicemente ballerine e gli attacchi stratosferici. Meno banale è riuscire a non sorprendersi di gesti tecnici che sono chiaramente superiori. Per capirci: se un lancio di 30 metri supera perfettamente la difesa e viene domato dall’attaccante con uno stop perfetto, difendere diventa un po’ più complicato. Se la tecnica è così di alto livello da permettere un gioco rapido e preciso, chiudere gli spazi è un’impresa. E allora, certo, nei gol ci sono stati anche errori evidenti, ma quanta meraviglia, però, in moltissime giocate.

Immaginarsi che una tra Real Madrid e Manchester City vincerà la Champions è un esercizio non troppo complicato, salvo, appunto, complicazioni da manifestazione così imprevedibile. Certamente, come scrivono gli spagnoli, possiamo già sapere quale ritorno ci aspetti. E anche che, sia pure con due grandi genii in panchina, la tattica avrà pure la sua importanza, ma “ne parliamo poi, dai, adesso giochiamo”.