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La difesa di Pioli: da quando cerca un allenatore, il Milan viaggia a ritmo scudetto 

Youri Djorkaeff, raffinato fantasista anni ’90 (romanticamente segnante il suo passaggio per l’Inter morattiana) esprimeva spesso una sua teoria personale che fa riflettere: “Gli allenatori sono come i mobili. Ogni tanto vanno cambiati, non perché non svolgano più la propria funzione, ma per il semplice gusto di cambiarli”. Deve essere un po’ questo il ragionamento maturato in casa Milan. In fondo i calciatori sono pur sempre dei ragazzi, magari ingigantiti da qualche privilegio, ma pur sempre ragazzi. Hanno bisogno di cambiare. Eppure….

Eppure in questi ultimi due mesi il Milan sta viaggiando a ritmo scudetto. Una serie che vale 23 punti in 9 partite, con 7 vittorie, 2 pareggi e zero sconfitte. Unico neo di questo 2024 l’eliminazione in Coppa Italia da parte dell’Atalanta, con qualche attenuante. Nonostante le moltissime assenze ancora in essere, uno dei migliori periodi dell’era Pioli. Solamente nell’anno dello scudetto, 2021-22, i rossoneri mostravano un calcio di livello superiore a questo, per qualità e per efficacia. Un cammino che non esenta Pioli dalle critiche e che non mette l’allenatore al sicuro da un potenziale addio alla fine della stagione.

Il casting per il nuovo allenatore è iniziato da almeno un paio di mesi, da quando il Milan ha dato l’addio alla Champions League fallendo uno degli obiettivi stagionali. I nomi dei possibile nuovo inquilino di Milanello sono vari: c’è Antonio Conte che accende la fantasia della tifoseria più di ogni altro vista la sua radicata abitudine alla vittoria (in Italia) e da qualche giorno c’è Julen Lopetegui, condottiero dei Real Madrid e della Nazionale spagnola. Ma sulle scrivanie di cassa Milan ci sono anche dei dossier che riguardano la rivelazione Thiago Motta e il vicino di casa Raffaele Palladino, che sedendosi sulla panchina rossonera renderebbe infinitamente orgoglioso l’eterno tifoso Adriano Galliani. A oggi, nessuna di queste potenziali trattative è entrata in una fase avanzata, elemento questo che lascia aperto uno spiraglio per l’allenatore attuale.

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Ora, resta da stabilire quali siano le condizioni per una conferma di Pioli, che ha ancora un anno di contratto. Con la vittoria sul Napoli, i rossoneri hanno consolidato il terzo posto in classifica e questa sembra la dimensione più verosimile per una squadra che ha dovuto affrontare prima una rivoluzione estiva, poi una tempesta di infortuni. Terzo posto alla fine della stagione significherebbe qualificazione per la prossima Champions, che poi è l’obiettivo minimo. Impensabile a oggi una rimontona nei confronti dell’Inter, salvo ribaltoni imprevedibili. C’è poi l’Europa League che potenzialmente renderebbe quasi gloriosa la stagione. Una strada lunga e tortuosa, ma alla portata di un Milan che inizia a recuperare alternative importanti. Poi c’è il jolly, cioè il derby di ritorno. Nell’immaginario collettivo, una vittoria contro l’Inter dopo un 2023 di batoste, potrebbe dare una chance in più all’uomo che ha riportato lo scudetto a casa Milan.

Il Milan degli ultimi due mesi potrebbe ribaltare la teoria di Djorkaeff, la resistenza di Pioli potrebbe alla fine far riposare l’ufficio casting di via Aldo Rossi. Poi il Milan 2024-25 dovrebbe cambiare ancora volto, arricchendo lo staff con professionisti che aiutino la prevenzione degli infortuni (aspetto sul quale l’attuale gruppo di lavoro ha delle colpe indubbie), azzeccando il nome di un grande attaccante che possa affiancare o forse addirittura sostituire Giroud (il quale sta riflettendo sul da farsi), scegliendo un portiere che possa dare quasi la sicurezza di Maignan, se è vero che Magic Mike è intenzionato a non rinnovare e a scegliere un’altra maglia. Quello che non deve cambiare è lo spirito di questi ultimi due mesi. Con Pioli o con un altro allenatore.