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Le alchimie di De Rossi e bomber Mancini: questa è una Roma europea

Già analizzata e adeguatamente sottolineata come merita in corso d’opera, lo spostamento di El Shaarawy sulla fascia destra ha innescato la minaccia più grande del Milan, la catena Theo-Leao, non a caso tra le maggiori delusioni della partita. La bravura dell’ex rossonero non può essere misurata solo nei chilometri percorsi su e giù, quanto semmai nel capire quanto alzarsi su Theo senza lasciare Celik privo di raddoppio su Leao e poi, viceversa, nel controllare il portoghese senza dare troppe chance al francese di accentrarsi nelle sue tipiche cavalcate.

Dalla fascia alla zona centrale del campo, non meno importante è stato il lavoro di Paredes ad abbassarsi in difesa in compiti di regia che magari hanno fatto venire qualche brivido ai tifosi giallorossi di San Siro ma che alla resa dei conti hanno eluso il – a dir flebile – pressing alto rossonero consentendo alla Roma di impostare verso sinistra o verso destra a seconda dei casi. La scelta di un versante piuttosto che dell’altro, nella maggior parte delle occasioni, era suggerita da Dybala che, fin quando ha retto il fiato, ha svariato su tutto il fronte offensivo dando il là a uno-due pericolosi favoriti dalla buona vena di Spinazzola e dal prezioso lavoro di Lukaku che festeggia un mese senza gol ma soddisfa De Rossi per aver eseguito i compiti richiesti. La ciliegina è il “bomber” Mancini, al secondo gol di testa di fila dopo quello nel derby, entrambi dal peso specifico enorme.

C’è ancora tutta la gara di ritorno, dicevamo. Ed è proprio così perché se da un lato è lecito attendersi qualche novità tattica da Pioli rispetto a ieri, dall’altro la pericolosità è quella di sentirsi sin troppo sicuri perché, sulla carta, si potrebbe anche decidere di impostare nuovamente una partita come quella di San Siro. Ma l’andata è l’andata mentre il ritorno sarà tutta un’altra cosa: per la semifinale serviranno altri 90′ di abnegazione, lo sa De Rossi, lo sanno i giocatori.