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Per il prestigio, la classifica e il futuro: sarà anche il derby degli addii

Da quando è arrivato Juric nessuna vittoria granata e ben 7 reti, sulle 9 subite nei derby, da palla inattiva. Inutile dire che l’allenatore croato avrà provato a lavorarci sopra, anche se ti può sempre spuntare un Gatti o un Rugani, intorno al centesimo minuto, a regalare i tre punti ad Allegri e allora addio a qualunque piano preventivo. Il derby, sentitissimo dai tifosi, soprattutto da parte granata, diventa anche una partita che ha un significato notevole per i due allenatori. Certo, la classifica ha la sua importanza, con il Toro che può sperare di agganciare un treno europeo in una stagione in cui, tra ranking e possibili trionfi italiani in Europa o Conference League, si potrebbe allungare il numero delle partecipanti tricolori alle rassegne continentali, e la Juve che deve lasciarsi dietro le concorrenti per la prossima Champions (anche se non si vede come possa non centrare il traguardo visto che le squadre del nostro campionato saranno quasi sicuramente 5).

Non c’è dubbio, però, che il risultato possa avere un peso concreto anche sul futuro degli allenatori. Juric, con una vittoria così prestigiosa, consoliderebbe la sua presenza sulla panchina granata per la prossima stagione mentre Allegri, perdendo, vedrebbe ancora di più compromessa l’onda lunga di fiducia incondizionata che si sta, pian piano, assottigliando.

Poi ci sono i duelli personali, prevedibili in una partita tra una squadra che aggredisce uomo su uomo, e un’altra che, le volte che pressa, ha dei precisi riferimenti individuali. Buongiorno-Vlahovic, Bremer-Zapata, Locatelli-Vlasic, Tameze-Chiesa, Bellanova-Kostic e Cambiaso Rodriguez saranno quelli più interessanti.