Ferrari, la vita in rosso dell’ingegnere emiliano-svizzero

AGI – Nato a Losanna da genitori emiliani, Mattia Binotto rappresenta un pezzo della storia Ferrari del nuovo millennio. Il 53enne ingegnere si è dimesso da team principal dopo 28 anni a Maranello in cui ha contribuito ai trionfi in serie di Michael Schumacher ma ha anche vissuto il frustrante digiuno di mondiali che dura ormai dal 2007 per i piloti e dal 2008 per i costruttori.

Look un pò nerd, con gli occhiali dalla montatura spessa e la folta capigliatura riccia, Binotto è diventato un volto iconico del Circus soprattutto dopo la nomina alla direzione sportiva nel 2019, quando era succeduto a Maurizio Arrivabene.

Sotto la sua guida sono arrivate subito tre vittorie di Gran Premi (due di Leclerc, una Vettel) più altre quattro (tre Leclerc, una Sainz) nel 2022, in una stagione caratterizzata però da un’incredibile serie di errori del box e problemi tecnici. In mezzo i campionati del 2020 e 2021 avari di soddisfazioni, con l’ombra di un accordo segreto tra Maranello e la Fia in seguito a presunte irregolarità nel motore della macchina 2019.

Dopo essersi laureato giovanissimo al Politecnico federale di Losanna, nel 1994, Binotto aveva conseguito un master in ingegneria dell’autoveicolo presso il dipartimento di ingegneria Enzo Ferrari dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Da lì l’approdo a Maranello nel 1995, quando aveva solo 26 anni: iniziò come ingegnere motorista nella squadra test per poi lavorare, con la stessa mansione, dal 1997 al 2003 nel reparto corse.

Nel 2016 arrivò la promozione a direttore tecnico e nel 2019 l’incarico di Team principal, direttore sportivo. Sposato e con due figli, Marco e Chiara, Binotto da ingegnere del reparto corse dal 1997 al 2003 ha partecipato ai trionfi dell’era targata Michael Schumacher lavorando ai motori sotto la presidenza di Luca di Montezemolo e la direzione di Jean Todt.

Divenuto ingegnere motori gara nel 2004, nel 2007 assume il ruolo di Capo Ingegnere, corse e montaggio. Il Cavallino è agli ultimi successi: nel 2007 trionfa Kimi Raikkonen e l’anno successivo arriva la soddisfazione del mondiale piloti con Felipe Massa che perde il titolo all’ultima curva.

Nel 2009 l’ingegnere emiliano-svizzero diventa responsabile operativo del Reparto Motori e KERS. Vice-direttore motore ed elettronica da ottobre 2013, nel 2014 viene nominato da Sergio Marchionne nuovo direttore per la Power Unit quando la F1 effettua la sua rivoluzione introducendo l’ibridazione dei propulsori.

Sono anni grigi per la Ferrari, nonostante un fuoriclasse come Fernando Alonso. Il 27 luglio 2016 viene nominato Chief Technical Officer (Direttore Tecnico) della Scuderia Ferrari, sotto la gestione Arrivabene. Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen non riescono a scalzare dal trono la Mercedes e così nel 2019 arriva la promozione di Binotto a Managing Director Gestione Sportiva e Team Principal della Scuderia Ferrari, la sua ultima avventura in rosso.