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Impresa da leggenda: Filip Babicz a tempo di record sul Grand Capucin  

Il Grand Capucin è un pilastro di granito rosso che fa parte della Cresta del Diavolo, sul versante francese del massiccio del Monte Bianco (Mont-Blanc du Tacul) e prende il suo nome dalla somiglianza a quella di un frate, appunto. Il Gran Cappuccino e la Cresta del Diavolo! Contraddizione in termini ed attrazione degli opposti. Come dire: dibattito, divisione ma anche dialogo attivo. È anche questo il contesto ed il senso della performance alpinistica e velocistica di Babicz.

Definito il re tra i satelliti della massima elevazione dell’arco alpino ed una delle cime più difficili della catena, il Grand Capucin è percorso da alcune tra le vie d’arrampicata più difficili delle Alpi. Rientrato anzitempo da una spedizione sulle Ande del Perù, Babicz ha deciso di… riscattare la sua estate dedicandosi al Grand Capucin. L’allenamento specifico con tanto di ricognizioni è iniziato subito dopo Ferragosto. Venuto il momento di lanciare la sua sfida, il nostro è partito dal punto più basso del Ghiacciaio del Gigante che si trova alla sua base e – dopo i primi duecento metri di salita (una quarantina in più rispetto al passato per via della straordinaria fusione del ghiacciaio stesso) – ha affrontato la “Via degli Svizzeri” (in piena parete sud), con uscita in vetta sulla via “O Sole Mio” (parete sud-sudovest).

Un’impennata verticale e vertiginosa di 570 metri di dislivello positivo, chiusa appunto in soli quarantanove minuti: una performance straordinaria, messa a segno da un fuoriclasse dell’alpinismo sportivo. Raggiunti i 3838 metri della vetta, Filip ha poi fatto ritorno alla base della parete in doppia lungo l’itinerario di salita ed in cinquanta minuti, solo uno in più di quelli necessari per quello che non è stato un semplice FKT (Fastest Known Time) ma un vero e proprio record!

Lo speed climber italo-polacco, quarant’anni appena compiuti, originario di Zakopane (su Monti Tatra), dal 2003 residente a Courmayeur, non è nuovo ad imprese di questo tipo: quella firmata venerdì 23 settembre sul Grand Capucin è solo l’ultima di una serie di mirabolanti performances. Nella sua carriera, Filip ha infatti firmato numerosissime salite storiche, come il record della Cresta Integralissima de Peuterey (sempre sul Monte Bianco) e quello sulla cresta Sud dell’Aiguille Noire(entrambi nel 2020), il record sul Pizzo Badile a settembre 2021 e infine la prima assoluta in solitaria di “Appointment with Death”, a maggio di quest’anno in Inghilterra. Riportiamo qui sotto il racconto dell’impresa che Babicz ha condiviso sui suoi canali social.

“Venerdì 23 settembre, alle 12:49, dopo una ‘corsa’ assolutamente incredibile sulle pareti verticali del Grand Capucin, uno tra i satelliti più famosi nel Massiccio del Monte Bianco, ho raggiunto la sua vertiginosa vetta a 3838 metri di quota. Partito a mezzogiorno dal ghiacciaio nel punto più basso della parete, in 49 minuti ho scalato senza corda e in solitaria la Via degli Svizzeri con uscita sulla via O Sole Mio. Percorsa in questo modo è una salita di ben 570 metri e il tempo standard circa otto ore. Effettuata in totale autonomia e senza alcun deposito (corda per le doppie sulla schiena) è il nuovo riferimento di velocità per il re dei satelliti del Monte Bianco! Questo exploit è importantissimo per me, soprattutto in questa stagione così complicata e difficile.

Dopo la mia partecipazione alla spedizione in Perù sfortunatamente interrotta per malattia, una volta ripresa la salute e rientrato sulle Alpi ho cercato di sfruttare al meglio il poco tempo rimasto della stagione estiva. Così mi sono buttato a capofitto nella preparazione di un nuovo record sul Pizzo Badile ma per problemi personali sono stato costretto ad abbandonare anche questo progetto. In queste circostanze il 20 agosto ho iniziato a lavorare sul Capucin.

L’idea di fare una speed ascent della Via degli Svizzeri è nata nella mia testa a maggio, quando l’ho scalata per la prima volta insieme a Simone Rigollet. Inizialmente pensavo ad una team ascent, poi con l’evoluzione dell’idea ho optato per una solitaria. Nell’ultimo mese, tra varie difficoltà che mi impedivano una dovuta concentrazione sull’obiettivo, ho salito la via sei volte: tre volte in cordata e altre tre da solo. Ma la stagione avanzava e per una serie di motivi sembrava compromessa ormai. Ci è voluta una fede incrollabile per crederci fino alla fine e così ieri, sul fotofinish dell’estate, nell’ultimo giorno utile della stagione, ho portato a casa questa importantissima salita!

È stato molto stressante e avevo tanta pressione addosso, soprattutto perché il meteo stava cambiando e a breve la via sarebbe diventata impraticabile per la neve fino a primavera dell’anno prossimo. Dopo un mese di preparativi necessari per il record, alla fine sono riuscito ad andarci proprio nell’ultimo giorno utile prima della nevicata che stava per arrivare, ma nonostante tutto la mia ‘corsa’ è andata alla perfezione! Sono davvero molto felice e orgoglioso di esserci riuscito. Indubbiamente è una salita storica per il Monte Bianco e non solo!

Sono partito dal punto più basso della parete, in corrispondenza dell’attacco diretto della Via Bonatti ma circa 45 metri più in basso del punto originario a causa dello scioglimento del ghiacciaio! Da lì ho scalato oltre duecento di parete per arrivare all’attacco originale della Via degli Svizzeri ed infine ho terminato sulla via “O Sole Mio”. Questo tracciato – a causa del rischio di caduta di sassi nel Couloir des Aiguillettes, l’accesso originale alla Via degli Svizzeri – è l’unico attualmente praticabile ed è lungo 570 metri contro i 300-350 della linea originale (a seconda della quantità di neve nel canale).

Durante le salite in velocità seguo le regole spiegate in modo inequivocabile da Alex Honnold in occasione del suo record del Nose su El Capitan: ‘Tutto vale, ogni combinazione di arrampicata in libera, arrampicata artificiale, barare. Metti i piedi sugli spit, tiri le protezioni se serve, vale tutto. L’obiettivo è scalare più velocemente possibile, non in libera, facendo ogni passo pulito. È questione di priorità’. Alex Honnold scala 9a ma sul Nose mette i piedi sui chiodi, tira i friends. Io sul Grand Capucin, nonostante la difficoltà della via non superi 6b, ho tirato gli spit in loco (in tutta la via sono 7), ho tirato le catene sulle soste. Non perché sia difficile (ho scalato senza corda vie fino a 8a+), ma perché usare uno spit o mettere un piede su un chiodo mi permette di andare più velocemente, magari solo un secondo ma la priorità assoluta è il tempo”.