La “prima squadra di Internet” arranca nel campionato inglese di serie D

AGI – Si è aperta con due sconfitte per 1-0, fuori casa con il Carlisle United e in casa con il Leyton Orient, la stagione del Crawley Town in League Two, la serie D inglese. Nulla di sorprendente, visto che il piccolo club della cittadina del West Sussex a metà strada tra Londra e Brighton è approdato al calcio professionistico solo nel 2011 e l’ultimo campionato lo aveva chiuso al 16mo posto.

Eppure quest’anno il Crawley è al centro di un grande esperimento economico-sportivo che ha l’ambizione di trasformarlo nella “prima squadra di calcio di Internet”.

Il consorzio americano che l’ha comprato punta ad approdare addirittura in Premier League cavalcando il ‘Web 3.0‘, quello che secondo i suoi estimatori dovrebbe democratizzare Internet con nuovi modelli di business che coinvolgano direttamente gli utenti sfruttando le tecnologie decentralizzate (blockchain, crypto, Nft).

Il Wagmi United, acronimo di ‘Wère All Going to Make it’ (ce la faremo tutti), società che vuole avvicinare sport e criptovalute, ha promesso di democratizzare il calcio riportandolo “ai vecchi modelli” traditi dai dirigenti moderni.

A dicembre avevano provato a rilevare il Bradford City, altro club della quarta serie inglese, e ora con il Crawley puntano a diventare “una storia rivoluzionaria di successo sportivo del Web 3.0“. L’idea, spiegata all’acquisto del club ad aprile, è di riuscire a cavalcare il mondo volatile delle criptovalute e a costruire una comunità virtuale di tifosi per lanciare una modesta squadra di provincia ai vertice del calcio inglese.

Il nuovo co-presidente Preston Johnson, nel 2020 ha fondato la Pixel Vault, una compagnia che valorizza gli asset e le transazioni in criptovalute e che ha promosso i romanzi a fumetti Punks Comic di un ex disegnatore della Marvel sotto forma di Nft, token non fungibili.

Si tratta di ‘gettoni’ che a differenza ad esempio dei Bitcoin sono pezzi unici non replicabili, né sostituibili, che identificano un prodotto digitale creato su internet (un video, una foto, una GIF, un testo, un articolo, un audio).

Proprio il successo dei Punks Comic, un mix di ‘storytelling’ e speculazione digitale, dovrebbe essere il modello per il Crawley Town. L’8 luglio il club ha lanciato la vendita dei propri Nft che con 400 euro garantiscono una sorta di “abbonamento virtuale”: i benefit per i ‘tesseratì vanno dall’accesso a contenuti esclusivi (interviste dietro le quinte ai giocatori ecc.), alla possibilità di riscattare articoli di merchandising fisici e digitali e alla promessa di poteri decisionali sulle scelte del Crawley Town.

Nel giro di pochi giorni ne sono stati venduti più di 10mila e i sottoscrittori hanno potuto subito esprimersi in un referendum per stabilire se il club si dovesse rinforzare in difesa, a centrocampo o in attacco.

Anche gli abbonamenti allo stadio Broadfield sono più che raddoppiati rispetto ai 700 dell’anno scorso. Partner della Wagmi United in questa avventura è l’Adidas che ha anche realizzato per il club le prime maglie con una grafica Nft, il Chromie Squiggle disegnato dal fondatore di ArtBlocks, Erick Calderon.

“Vogliamo vendere una squadra di calcio ai tifosi degli Nft piuttosto che gli Nft ai tifosi di calcio”, ha spiegato la nuova proprietà. Insomma, reclutare sul Web nuovi tifosi virtuali che si innamorino di una storia, anche prima che di una squadra. Dovrebbbe anche nascere un comitato dei tifosi che dovrà fornire idee, feedback e sufggerimenti alla proprietà attraverso incontri periodici.

“Vogliamo che il Crawley Town FC sia un club comunitario che raggiunga chiunque abbia una connessione a Internet”, ha spiegato Johnson. Lo stesso incarico dei due co-presidenti, Johnson e Eben Smith, verrà rimesso al giudizio di una consultazione digitale nel caso non arrivasse la promozione in League One entro le prime due stagioni.

Al di là dei risultati sportivi, l’operazione desta alcune perplessità. Gran parte degli acquirenti degli Nft del club hanno scelto di rivenderli subito anzichè attivare le offerte di merchandising che li avrebbero resi non più commerciabili e il valore dei token è già sceso rispetto al prezzo iniziale. Segno che per ora attrae più speculatori che non nuovi supporter virtuali.