La storia di Kipchoge, il maratoneta nato nelle tribù

AGI – Dalle tribù nella contea dei Nandi, nel cuore dell’Africa nera, fino a diventare dominatore planetario della maratona. Chissà se quando da ragazzino mentre percorreva correndo i 3,2 chilometri che da casa lo portavano a scuola, pensava che un giorno sarebbe diventare l’uomo più forte del mondo sui 42,195 chilometri.

Una distanza non casuale perché è quella percorsa dal leggendario emerodromo Filippide da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria dei greci sui persiani nella torrida piana di Maratona.

Correva l’anno 490 a.C. Oggi, oltre 2500 anni dopo nel cuore dell’Europa, a Berlino, c’è un uomo che ha corso la mitica distanza in 2 ore 01’09”.

Quest’uomo, vero fenomeno del running, si chiama Eliud Kipchoge, ha 37 anni, è sposato con Grace Sugutt, è padre di tre figli, e vive a Eldoret, una sorta di ‘Eldorado’ del fondo e mezzofondo per l’atletica leggera dove in inverno si allenano anche diversi azzurri. Lui da domenica sera a sabato mattina vive quasi in clausura presso il centro della corsa a Kaptagat, poi ritorna in famiglia.

Eliud pesa poco più di 52 chilogrammi, è cresciuto assieme alla madre insegnante (Janet Rotich) mentre il padre lo ha visto solo sulle fotografie.

Sul pianeggiante percorso ricavato tra diversi quartieri della capitale tedesca toccando le simboliche Potsdamer ed Alexander Platz, Kipchoge ha vinto la quindicesima maratona (su 17 partecipazioni) della sua carriera.

Eliud in una mattinata nuvolosa, con i primi raggi di sole a fare capolino solo nel finale di gara quasi a ‘battezzare’ la sua storica impresa al cospetto della Porta di Brandeburgo, ha imposto un ritmo forsennato sin dai primi metri. Il keniano dopo essere transitato in 59’51 alla mezza maratona, ha migliorato il suo precedente record di esattamente mezzo minuto: un’enormità per la maratona corsa a questi livelli.

Il connazionale Mark Korir ha completato la doppietta per la Nazione simbolo del running nel mondo, il Kenya, ma con un ritardo di quasi cinque minuti (4’49”). Terzo l’etiope Tadu Abate (2h06’28). Sono esattamente vent’anni che Kipchoge scrive importanti capitoli di storia nelle distanze cosiddette ‘lunghe’.

Risale alla primavera del 2002 la sua prima apparizione in ambito internazionale, i Mondiali di cross conclusi al quinto posto tra gli junior: nulla di così sensazionale. È nel 2003 che Eliud si fa conoscere al mondo, oro nel cross sempre tra gli junior e campione del mondo dei 5000 metri a Parigi.

La prima parte di carriera la dedica solo alla pista, in particolare ai 5000 metri dove alle Olimpiadi ottiene l’argento ad Atene 2004 e il bronzo a Pechino quattro anni dopo. Dal 2012, Kipchoge si dedica solo alla strada e centellinando le presenze. Vince le maratone più importanti, Berlino e Londra quattro volte, Chicago e Rotterdam.

Il 12 ottobre del 2019 correndo sulle strade all’interno del grande polmone verde di Vienna, il ‘Prater’, in 1 ora 59’40, diventa il primo uomo a concludere la maratona sotto le due ore. Il crono, però, non venne omologato perché Eliud era stato aiutato da ben 41 ‘lepri’ che si erano alternate per mantenere lo stesso ritmo e con rifornimenti liberi.

L’8 agosto dello scorso anno vincendo la maratona delle Olimpiadi di Tokyo diventa il terzo di sempre, dopo Adebe Bikila e Waldemar Cierpinski, a confermarsi campione olimpico per due edizioni consecutive. A Berlino superlativa anche la gara femminile.

A trionfare con un super crono la 28enne etiope Tigist Assefa che con 2 ore 15’37 è diventata la terza donna più veloce di sempre in maratona.