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Rebellin, il lutto di Nibali e Cassani: “Shock tremendo, atroce morire così”

“Sono senza parole. Purtroppo non è il primo a morire in bici per strada e non sarà neanche l’ultimo, siamo sempre qui a piangere amici e persone che vanno in bici. Sono veramente triste, perché abbiamo perso un altro ragazzo, uno che dopo trent’anni di bicicletta aveva smesso di correre appena un mese fa. Incredibile, atroce, uno che dedica tutta la sua vita alla bicicletta dopo un mese andando in giro in bici perde la vita”, ha aggiunto Cassani. E ancora: “Ricordo quando abbiamo corso insieme nel ’94 e ’95, andammo a fare un allenamento alle Canarie e nonostante lui fosse un giovane e io dieci anni più di lui quando si tornava in albergo lui ‘allungava’ sempre. È sempre stato un professionista esagerato. Viveva per correre in bicicletta, silenzioso, mai visto arrabbiarsi. Un buono, a dispetto di tutti amava la bici e questo gli dava gioia”.

Anche Nibali non si dà pace. “Non ci volevo credere quando l’ho saputo, ed è stato un vero choc – ha commentato – . Era una persona vera, molto tranquillo e un grande professionista e sapere che è morto così mi colpisce davvero, ma conferma che chi va in bici rischia ogni giorno. La sicurezza sulle strade è un obiettivo da perseguire a tutti i costi”. “Anche a me anni fa è capitato di essere ‘stretto’ dal rimorchio di un camion in una curva, durante un allenamento. Mi è andata bene, perché sono stato solo sfiorato ma la sensazione di terrore l’ho ancora ben presente”, ha proseguito. Nibali è a favore della proposta di inserire nel codice della strada una norma che obblighi a rispettare la distanza minima di un metro e mezzo in fase di sorpasso di un ciclista. “E’ un passo avanti, anche se poi nella pratica e su certe strade non è facile – afferma – . Un metodo più sicuro per andare su strade aperte in allenamento è state affiancati a due a due, perché si è più visibili per chi è al volante”.

IL CT BENNATI: “DITEMI CHE NON E’ VERO”
“No dai ditemi che non è vero”. Così Daniele Bennati, ct della nazionale di ciclismo, commenta su Twitter la tragica scomparsa di Davide Rebellin, travolto da un camion mentre andava in bici.

CIPOLLINI: “PEDALEREMO INSIEME SULLE STRADE DELL’INFINITO”
“Che la terra ti sia lieve. Ci ritroveremo tutti, e continueremo a pedalare sulle strade dell’infinito… chissà quanti pseudo km faremo ancora tutti insieme…”. Cosi’ l’ex ciclista Mario Cipollini esprime sulla sua pagina Facebook il suo cordoglio per la morte di Davide Rebellin, ucciso da un camion mente si allenava in bici. “Rispetto all’eternità ci divide un battito di ciglia, è questo pensiero che ci da’ la forza per superare questi momenti. A presto Davide”, ha aggiunto.

FEDERCICLISMO: “ANCORA UNA MORTE SULLE STRADE”
“La scomparsa di Davide – ha commentato il presidente della FCI Cordiano Dagnoni – ci ferisce profondamente per ben due motivi. Prima di tutto perché una tragica notizia vede coinvolto ancora una volta un ciclista. Pur non conoscendo ancora bene le dinamiche dell’incidente, è evidente che ancora molto bisogna fare in questo Paese riguardo la cultura del rispetto. Ci tengo a sottolineare che il nostro sport vive sulla strada, soprattutto in occasione degli allenamenti. E’ da tempo che la Federazione sollecita le Istituzioni ad intervenire con provvedimenti adeguati. Poi perché tocca un componente della nostra grande famiglia, che ci ha entusiasmato con le sue imprese e che ha corso nel gruppo fino ad un mese fa. La bicicletta era la sua vita, anche adesso che aveva deciso di smettere, ed è un destino beffardo quello che l’ha travolto. Il mio pensiero va, in questo momento, ai suoi cari, ai quali rivolgo un commosso abbraccio a nome mio personale, di tutto il CF, e della grande famiglia del ciclismo”.

IL TEAM DI REBELLIN: “TRAGEDIA CI LASCIA SGOMENTI”
C’è costernazione e dolore nel quartier generale della Work Service dopo la notizia dell’incidente mortale che ha stroncato improvvisamente la vita di Davide Rebellin. Il campione vicentino, che nelle ultime due stagioni aveva vestito proprio i colori della Work Service Vitalcare Videa, da poco più di un mese aveva dato l’addio al ciclismo agonistico in occasione della sua partecipazione alla Veneto Classic. Rebellin aveva sposato un progetto di crescita aziendale con il marchio Dynatek per lo sviluppo di nuovi modelli, con un occhio di riguardo al mondo gravel. Tutto questo è stato tragicamente interrotto dall’incidente che ha tolto un uomo di riferimento per tutto il mondo delle due ruote. “In questo momento cosi’ tragico il pensiero va alla famiglia, agli amici e ai suoi cari a cui voglio manifestare, a nome di tutto il team, la nostra vicinanza e le più sentite condoglianze” ha commentato il presidente di Work Service, Demetrio Iommi. “Non ci sono parole per commentare una notizia del genere che ci lascia tutti sgomenti. Davide non è stato solo un nostro atleta ma un vero e proprio punto di riferimento per i giovani del nostro team, per tutto lo staff e per Dynatek. La sua attenzione, la sua esperienza e il suo stile erano apprezzati da tutti coloro che avevano l’onore e il piacere di collaborare con lui. Ha lasciato un segno indelebile in tutti noi e ancora non riusciamo a capacitarci di una perdita cosi’ grave”, ha commentato il patron Massimo Levorato. “In trent’anni di professionismo Davide ha saputo superare ogni tipo di difficolta’; lo scorso anno dopo la caduta al Memorial Pantani ha subito un grave infortunio ma, nonostante ci siano voluti dei mesi per il pieno recupero fisico, ha fatto tutto quanto poteva per tornare in bici, con serenità e tenacia perché ci teneva a chiudere la propria carriera salutando tutti. Quest’anno è tornato in gruppo e alla Veneto Classic, il mese scorso, è stata una grande festa in suo onore. Pensarci ora è davvero una tristezza unica”, ha concluso il presidente dell’Us F. Coppi Gazzera Videa, Renato Marin.

ANNULLATA LA PRESENTAZIONE DELLA MAGLIA ROSA
In segno di rispetto per la morte di Davide Rebellin, l’organizzazione ha cancellato la presentazione della nuova maglia rosa, un evento che si sarebbe dovuto svolgere oggi pomeriggio nel centro di Milano. “Credo sia una scelta doverosa – commenta Mauro Vegni, il direttore del Giro d’Italia – , non possiamo festeggiare in un giorno di lutto. Gli ospiti stavano arrivando ma non è possibile celebrare nessun evento. E’ un momento che ci tocca tutti da vicino. Il pensiero va a Davide e alla sua famiglia in questo terribile momento”.

ZAIA: “IL CICLISMO PERDE UN SIMBOLO”
“Con Davide Rebellin il ciclismo veneto perde una delle sue figure storiche, un esempio di atleta e di uomo andato ben oltre la sua pur strepitosa carriera agonistica. Spero che il suo esempio di passione possa essere seguito dai ragazzi che, a vario livello, si cimentano con lo sport del pedale. Lo sport veneto per antonomasia”. Così il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ricorda il campione veronese (originario di San Bonifacio), morto oggi in un incidente stradale mentre era in sella alla sua bicicletta. “Il dramma di Davide – aggiunge il Governatore – lascia un segno profondo in tutti noi, in chi ama lo sport, in chi ha visto in lui il campione da sostenere sempre e comunque. Alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgo le mie più sentite condoglianze”. “Rebellin – dice Zaia – nonostante i suoi 51 anni si era ritirato da poco dal professionismo, esempio più unico che raro di longevità. Anche così ci ha dato il segno del suo immenso amore per quella bicicletta con la quale ha scritto pagine indimenticabili del ciclismo internazionale, nazionale e veneto”.

ASAPS: “103 CICLISTI DECEDUTI IN OTTO MESI”
Sono stati 103 i ciclisti che hanno perso la vita sulle strade italiane nei primi otto mesi dell’anno nell’immediatezza dell’incidente, cui si debbono aggiungere i decessi avvenuti a distanza di giorni o settimane negli ospedali dopo il ricovero. Sono i dati forniti dall’Associazione sostenitori Polstrada (Asaps), dopo la morte in Veneto dell’ex campione Davide Rebellin, travolto in bici da un camion. Un incidente, ricorda l’Asaps, che sembra la fotocopia di quello in cui morì nel 2017 Michele Scarponi. “La scia di sangue sulle strade – commenta il presidente Giordano Biserni – purtroppo continua, con una particolare crudelta’ anche per i ciclisti”.