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Tour de France, perquisite case di corridori e staff della Bahrain Victorious

La squadra, di cui fa parte anche l’italiano Damiano Caruso, ha dichiarato che “i tempi di questa indagine siano volti a danneggiare intenzionalmente la reputazione del team“. Una situazione non inedita per Bahrain, che già durante la scorsa edizione del Tour de France era stata l’unica squadra a subire delle perquisizioni (che non avevano portato ad alcun risultato), senza peraltro ricevere alcuna informazione dalla procura di Marsiglia: “La Bahrain Victorious ha chiesto più volte l’accesso al fascicolo o la conoscenza dello stato delle indagini, ma senza successo“. Sempre nel comunicato, il team afferma che dopo lo svolgimento delle indagini, alcuni inquirenti avrebbero fornito informazioni sugli oggetti sequestrati in maniera del tutto illegale. Sulla base di quanto ritrovato è stato poi pubblicato un articolo su una rivista medica professionale: “Il giornale affermava che il team non possedeva sostanze illecite. Tuttavia, questo comportamento degli inquirenti mette in dubbio la credibilità dell’indagine, dato che le informazioni delle autorità francesi sono arrivate ai media. Al contrario, il team non ha ricevuto alcun aggiornamento”. La Bahrain Victorious conclude il comunicato precisando che “il team ha sempre collaborato in modo completamente trasparente con tutte le istituzioni competenti e continuerà a farlo in futuro, con la speranza di una maggiore trasparenza e di un maggior senso di indipendenza degli investigatori, nonché di parità di trattamento di tutte le squadre”.