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Trofeo Mezzalama, torna dopo quattro anni la “Maratona dei Ghiacciai”

Ventitré edizioni nell’arco di novant’anni (li compirà proprio l’anno prossimo) per la competizione di scialpinismo in alta quota che deve il suo nome al pioniere dello scialpinismo Ottorino Mezzalama, conta tre scollinamenti oltre i quattromila metri di quota ed è in calendario sabato 22 aprile 2023. In buona sostanza, meno di un’edizione ogni tre anni per il Trofeo che, in linea con quanto scritto poco sopra, si fa letteralmente desiderare ma non manca mai di affascinare praticanti ed amanti dello scialpinismo da tutta Europa e da mezzo mondo. Magari anche grazie… a Mezzalama Skyclimb (la versione estiva della classica primaverile) che con l’edizione zero del 2021 e la prima della scorsa estate ha in qualche modo riempito il… vuoto pandemico.

La storica gara a squadre da tre elementi inserita nel calendario di La Grande Course (prestigioso circuito biennale di skialp che riunisce sei grandi classiche della disciplina) è nata nel 1933 ed è l’unica al mondo a svolgersi sui ghiacciai perenni del Monte Rosa, attraversando tre quattromila nel gruppo della seconda montagna più alta delle Alpi: Castore (metri 4126), Naso del Lyskamm e Roccia della scoperta (metri 4177). I chilometri lungo i quali di sviluppa la traversata da Breuil-Cervinia a Gressoney-La-Trinité passando per la testata della Val d’Ayas sono quarantacinque, per un dislivello totale (di sola salita) pari a 3272 metri. Le iscrizioni apriranno sabato 4 febbraio 2023 sul sito www.trofeomezzalama.it

Momento centrale della presentazione è stato l’intervento della guida alpina di Champoluc (e storico direttore tecnico del Mezzalama) Adriano Favre, seguito da quello delle due guide alpine Emrik Favre e François Cazzanelli che, oltre a dare manforte a Favre nei mesi che precedono l’evento, si occuperanno del Mezzalama Jeunes. Reduci dalla spedizione delle Guide Valdostane la scorsa estate sugli Ottomila del Pakistan, Emrik e François di fatto… “studiano” alla scuola del carismatico Adriano, in vista magari dell’assunzione di responsabilità ancora maggiori. Un compito già ora molto impegnativo ed a maggior ragione nella prospettiva del cambiamento climatico che – come ha sottolineato Adriano Favre – condizionerà in avvenire il Mezzalama, a partire già dal prossimo anno.

“Il prossimo 22 aprile dovremo fare i conti con le condizioni del ghiacciaio. Dopo l’ultimo inverno assai avaro di precipitazioni ed un’estate torrida, il ghiacciaio è severo con pochissima neve e molti tratti di ghiaccio verde. Speriamo che nei prossimi mesi le precipitazioni nevose possano in qualche modo migliorare la situazione, in ogni caso si il tracciato non subirà modifiche. Come già previsto nel 2019, invece di cominciare la discesa verso Gressoney appena valicato il Naso, da quota 3900 gli atleti risaliranno con gli sci verso il Colle del Lys fino alla Roccia della scoperta. Questo percorso ricalca quello del Mezzalama del 1978, che celebrava i duecento anno dalla pionieristica impresa di sette montanari di Gressoney che – nel 1778 appunto – raggiunsero questo piccolo isolotto roccioso che emerge dai ghiacciai tra Valle d’Aosta e Vallese. Non abbiamo fatto grosse modifiche al regolamento ma – su consiglio di Emrik Favre e François Cazzanelli – abbiamo deciso di inserire nel materiale obbligatorio una vite da ghiaccio, strumento fondamentale per assicurarsi sul ghiaccio in caso di pericolo”. (Adriano Favre, Direttore Tecnico).

Impeccabili e perfettamente a loro agio nelle divise da guide… d’antan, sono stati proprio Favre e Cazzanelli ad introdurre la grande novità della ventitreesima edizione della prova. Partiamo da Cazzanelli, membro della Società delle Guide del Cervino.

“Il prossimo 22 aprile il Mezzalama Jeunes si correrà in concomitanza con la prova dei “grandi” (in tutti i sensi, ndr!). I giovani atleti sono il futuro dello scialpinismo, proprio per questo vogliamo che per loro il giorno della gara sia un momento di festa e di gioia insieme a tutti gli altri ‘mezzalamisti’, accolti dal calore del pubblico presente sul traguardo”. (François Cazzanelli)

Da parte sua Emrik Favre (Guida Alpina di Champoluc Ayas) ha invece parlato di un’iniziativa che riguarda gli sci club che prenderanno parte alla prova giovani.

“Sappiamo quante fatiche ci siano dietro l’organizzazione di una squadra giovanile: basandoci su questo presupposto abbiamo pensato di riservare un premio in denaro allo sci club che porterà al traguardo il maggior numero di atleti”. (Emrik Favre)

Nel suo intervento Alex Brunod (presidente della Fondazione) ha ringraziato le istituzioni sempre presenti nell’organizzazione della gara: dalla Regione Valle d’Aosta ai singoli enti coinvolti dal tracciato del Mezzalama. Il vernissage della “Maratona dei Ghiacciai” è poi entrata nel vivo della con gli interventi dei partner Dynafit ed Enervit. Per Dynafit (main sponsor del Trofeo) era presente Lukas Naegele. Da Breuil-Cervinia, dove il Trofeo scatterà tra cinque mesi, è arrivato invece il videomessaggio di Hervé Barmasse (testimonial Enervit), in partenza per la sua spedizione invernale in Himalaya.

Tra gli interventi istituzionali, anche quello di Paolo Calabresi, Marketing Director Enervit. Anche lui – come nel caso di tutti gli altri i contributi sul palco – introdotto da Elisa Calcamuggi e Silvano Gadin, binomio ad altissimo tasso di professionalità, garbo e passione. È stata poi la volta dell’azzurro dello scialpinismo Michele Boscacci.

Nel palmarès del 32enne campione valtellinese di Albosaggia (portacolori del Centro Sportivo Esercito), ci sono già tre vittorie consecutive al Mezzalama (contro l’unica di… papà Graziano nel 2001) nelle tre edizioni più recenti: 2015, 2017 e 2019, l’ultima andata in scena prima dell’emergenza sanitaria. Boscacci portò a termine l’impresa vincente con i compagni di squadra del CS Esercito Robert Antonioli e Matteo Eydallin, quest’ultimo peraltro recordman di affermazioni al Mezzalama con cinque successi nelle ulime sei edizioni! Tra le donne invece quattro anni fa si impose invece il team italo-francese composto dalle fuoriclasse Axelle Mollaret, Alba De Silvestro (tra l’altro moglie di Boscacci) e Lorna Bonnel.

Per La Grande Course è intervenuto il presidente del prestigioso circuito Marco Camandona, team leader della spedizione delle Guide Valdostane alla quale abbiano accennato sopra. Il Mezzalama chiuderà infatti la seconda parte dell’edizione 2022-2023 di LGC, aperta lo scorso anno da Altitoy Ternua, Millet Tour du Rutor Extrême (la gara di casa dello stesso Camandona) e Patrouille des Glaciers. La maratona sul Monte Rosa sarà a sua volta preceduta Pierra Menta e Adamello Ski Raid. Quest’ultima prova assegna tra l’altro il titolo iridato Long Distance by ISMF (International Ski Mountaineering Federation). Prima di passare alla parte più tecnica e sostanziale della presentazione, anche il messaggio di Alberto Sorbini, Presidente Enervit.

“Siamo entusiasti di essere ancora una volta presenti a supportare questo evento, così rappresentativo e unico negli sport di endurance sulla neve. Una vera e propria ‘maratona dei ghiacciai’, in un contesto magnifico e al tempo stesso assai sfidante. Il legame fra Enervit e il mondo della montagna ha radici profonde, che spaziano dallo sci alpino all’alpinismo. A partire dalle imprese di Reinhold Messner nelle scalate senza ossigeno ai quattordici Ottomila, fino ad arrivare al presente con Hervé Barmasse, grande alpinista e divulgatore. Nello scialpinismo da numerose stagioni siamo al fianco di atleti di spicco come Michele Boscacci e Alba De Silvestro. È sempre una grande emozione vederli gareggiare qui, dove servono grande preparazione, resistenza e attenzione a moltissimi aspetti, fra cui la nutrizione per lo sport. Siamo in sintonia con lo spirito e i valori che il Trofeo Mezzalama comunica, e ci auguriamo possa avvicinare sempre più persone ad uno sport meraviglioso come lo scialpinismo”.

La presentazione milanese aveva però preso le mosse dalla recitazione di una lettera romanzata da Pietro Crivellaro, accademico del Cai e memoria storica del Trofeo, sugli avvenimenti sportivi delle prime edizioni, nella suggestiva interpretazione di Mattia Fabris. Prendendo spunto dal successo tricolore nella prova a squadre dimostrativa alla quarta edizione delle OIimpiadi Invernali di Garmisch-Partenkirschen del 1936. In un certo senso… antesignana (da molto lontano nel tempo!) dell’introduzione dello scialpinismo nei prossimi Giochi di Milano-Cortina 2026. Anche se (nel caso della prossima rassegna olimpica sulle nostre Alpi) “solo” nella sua versione per così dire… sprint (quella della Coppa del Mondo, per intenderci), in contrasto con lo skialp delle grandi classiche (come il Mezzalama stesso), oggi riunite nel circuito La Grande Course. Una differenziazione importante, che gli interventi della presentazione milanese non hanno mancato di sottolineare, pur nella soddisfazione per l’ingresso dello scialpinismo nel programma olimpico.

Tornando al curioso e riuscitissimo escamotage ad opera (e firma!) di Crivellaro, esso consisteva appunto in una possibile lettera – datata febbraio 1936 – tra due noti giornalisti sportivi: i più autorevoli negli sport di montagna tra le due guerre in Italia. Il mittente è infatti il torinese Guido Tonella, esperto sciatore e alpinista, corrispondente da Ginevra per La Stampa di Torino. Il destinatario invece Vittorio Varale, marito della famosa dolomitista Mary Varale, che fu compagna di cordata di Emilio Comici sullo Spigolo Giallo della Cima Piccola di Lavaredo. Varale all’epoca era uno dei massimi sostenitori della cosiddetta “battaglia del sesto grado”, cioè la riscossa degli scalatori italiani nei confronti della supremazia dei dolomitisti austriaci e tedeschi. Ne riportiamo di seguito il testo integrale.

Ginevra, 21 febbraio 1936

Caro Vittorio,

tu che sei tra i massimi intenditori di alpinismo, chiedi a me di spiegarti in due parole quali possono essere le vere motivazioni del clamoroso successo degli italiani alle olimpiadi invernali di Garmisch. Perché tu non sei abbastanza addentro ai misteri dello sci. Come hanno fatto gli alpini del capitano Silvestri a battere sulla neve anche i campioni scandinavi? Battuti per una manciata di secondi i finlandesi, staccati di quasi 7 minuti gli svedesi, e anche i maestri austriaci, quelli che nella Grande Guerra, solo vent’anni fa, sapevano tutti sciare, mentre i nostri soldati valligiani dovevano ancora impararlo. Battuti con distacchi maggiori anche paesi che spesso ci guardano dall’alto in basso, come i tedeschi che correvano in casa, e poi i francesi e gli svizzeri, e infine i cecoslovacchi, i polacchi.

Allora, come ha fatto la pattuglia del capitano Silvestri a battere tutti i più forti d’Europa, cioè del mondo? Se vuoi una spiegazione semplice, in due parole, ti posso spiegare tutto anche con una parola sola. La quale è: allenamento. Probabilmente ti deludo perché ti svelo l’uovo di Colombo. Questo lo sapevi già da solo, mi dirai. Allora provo ad aggiungere qualche altra parola, e ti preciso: allenamento scientifico, ideato e condotto da un allenatore, cioè dallo stesso capitano Silvestri. Siccome si è visto che si può vincere sul filo del cronometro, anche per pochi secondi, Silvestri che è un veterano, una vecchia volpe di quarant’anni, che aveva già gareggiato alle olimpiadi del ’28 a Sankt Moritz, ha cominciato ad alleggerire il più possibile l’attrezzatura e l’abbigliamento, a curare l’alimentazione. E poi naturalmente ha intensificato l’allenamento, estendendolo a tutto l’anno.

A questo punto devo aggiungerti un’ulteriore spiegazione: la Scuola Militare Alpina, fondata ad Aosta solo due anni fa. Il colonnello degli alpini Masini e il capitano Silvestri hanno riunito ad Aosta gli alpini sciatori più bravi e più promettenti. Li hanno fatti allenare per tutto l’anno e subito si sono visti i risultati. Al Trofeo Mezzalama dell’anno scorso il 26 maggio 1935, terza edizione, non solo ha vinto la cordata del capitano Silvestri, ma gli alpini hanno dominato la gara vincendo anche il secondo e il quinto posto. Così gli scialpinisti militari, trascinati e allenati da Silvestri, hanno dato grossi distacchi alle stesse guide valdostane in gara e, per darti l’idea, quasi un’ora alla cordata dei militari francesi di Chamonix.

Anche tu avrai certo sentito parlare del Mezzalama, perché ne hanno scritto parecchio tutti i giornali. Non si tratta più di una gara di pattuglia, come la popolare “Adunata Valligiani” che la Gazzetta dello Sport organizza ogni anno in località dell’arco alpino sempre diverse. Questa è una gara per cordate da tre atleti, che devono essere sia bravi sciatori sia bravi alpinisti, perché si corre sui ghiacciai del Monte Rosa, dal colle del Teodulo alla testata della Valtournenche, fino all’Alpe Gabiet nella valle di Gressoney, passando per la vetta del Castore e per il Naso dei Lyskamm, oltre i quattromila metri. In pratica un lungo tragitto alpinistico, divorato in sci e pelli di foca dove il pendio permette, ma anche scalato in ramponi e piccozza, con gli sci a spalle, sulle pareti di ghiaccio del Castore e del Naso. Le cordate devono correre davvero legate in cordata, perché il rischio di finire dentro a un crepaccio è sempre in agguato. Stare legati in salita non è difficile, ma in discesa è un altro par di maniche, eppure fanno impressione quando vengono giù legati a tutta velocità.

Se non l’hai ancora visto, devi assolutamente vederti il film Maratona bianca, che è poi un documentario con le stupende riprese della gara dell’anno scorso, arricchite da una simpatica storiella inventata, interpretata da due assi del calibro di Paula Wiesinger e Giusto Gervasutti. Il Mezzalama è una gara di scialpinismo di gran lunga più massacrante della pattuglia di Garmisch, sia per i dislivelli che comporta in salita e discesa, sia per l’alta quota in cui si svolge. Pensa che alla prima edizione fermavano le cordate a metà, al rifugio Quintino Sella dopo il Castore, per una accurata visita medica, per verificare che i concorrenti fossero in grado di proseguire senza prendersi una sincope. Ecco perché il Mezzalama è stato il banco di prova ideale per collaudare gli alpini più forti in vista di Garmisch. Non esiste al mondo una gara così alta e così tecnicamente impegnativa, ma anche una traversata così logica, così bella e spettacolare che si fa strada in mezzo ai ghiacciai. Per usare una terminologia che ti è cara, si può dire che il Mezzalama sia “il sestogrado” dello scialpinismo.

Per concludere, dedico ancora qualche parola ai miei amici torinesi che hanno ideato questa “maratona dei ghiacciai” per ricordare il nostro compagno Ottorino Mezzalama, morto sotto una valanga 5 anni fa sulle montagne di Bolzano. Io non voglio riaccendere la polemica tra occidentalisti e orientalisti. Tuttavia penso che i piemontesi e i valdostani, inventando e organizzando una gara emblematica come il Mezzalama hanno riportato l’epicentro del Cai nel posto giusto, nel cuore delle Alpi Occidentali, nel gruppo del Monte Rosa.

I piemontesi non avevano mandato giù il trasferimento del Cai a Roma, spostato dall’oggi al domani da Torino dov’era nato, alla capitale. Nessuno ha osato dire nulla per paura di ritorsioni. I torinesi quando persero la capitale subito dopo l’unità d’Italia scesero in piazza, l’esercito sparò sulla folla e ci furono decine di morti. Per la perdita del Cai, sei o sette anni fa nessuno ha reagito, ma te lo puoi immaginare il malcontento subalpino. Così nessuno mi toglie dalla testa che dietro al progetto di una gara inaudita come il Mezzalama ci fosse anche una volontà di rivalsa. I miei amici del Cai Torino, culla dell’alpinismo nazionale fondato da Quintino Sella, quelli dello Ski Club Torino culla dello sci in Italia, e il fior fiore dei più forti alpinisti riuniti nell’Accademico, hanno voluto mostrare ai papaveri e ai gerarchi di Roma di cosa sono capaci i piemontesi. Di progettare e realizzare una gara pazzesca come il Mezzalama, che fa passare gli scialpinisti sui ghiacciai e i quattromila del Monte Rosa.

Ecco, dietro all’oro di Garmisch c’è anche questo. Ma ti scongiuro di tenere per te questa mia idea sui papaveri e i gerarchi di Roma, se non vuoi che vengano a prendermi anche qua a Ginevra, per sbattermi al confino in qualche isola sperduta del Sud Italia.

Stammi bene e salutami la tua bravissima moglie.

Guido T.